ANNO 16 n° 269
KeepRacismOut: la Lega Serie A insegna a giocare la partita del rispetto
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi

VITERBO - Ci hanno messo di fronte alle partite di calcio da prima che sapessimo commentarle, coltivando sulla nostra pelle la scommessa di una passione: essere football addicted non è più una caratteristica di appannaggio maschile o una fissa popolare e illetterata, bensì la passcode di molte declinazioni di comunità.

Gli amici fanno calcio, parlano di calciatori e calciatrici, vivono la rete (da gioco, si intenda) in modo amletico a ogni tiro? Nulla è perduto per le biblioteche e tanto vi è di guadagnato per le relazioni umane, spesso affidate allo sviluppo condiviso o al contatto personale con passatempi che sanno di vita. Di mani sporche e congiunte. Di carisma e mai di abitudine.

E chi non gioca a pallone, rimane fuori? Beh, non è esattamente così: la pratica del calcio, pur prevedendo tempi da combattenti e modalità altrettanto ferree, punta sempre a disegnare unione e scambio, nonostante alcuni pareri ne mitizzino la portata o, al contrario, releghino lo sport a un distaccato divertimento.

Alessandro Del Piero, Christian Vieri e Fabio Capello, nella nuova campagna #KeepRacismOut della Lega Serie A, esortano all'adozione di una nuova visuale sul calcio: quando è agonistico, è spesso punitivo, tanto da trasfigurare i goal - in ogni senso - che gli sono propri, ma nessuna tifoseria, nessun arbitro e nessun mister possono e devono dimostrarsi aggressivi.

Il razzismo, forma di odio generalizzata, rappresenta il culmine dell'ignoranza verso le nozioni di 'etnia' e 'appartenenza', un tassello distintivo e profondo delle personalità umane. Mentre l'etnia definisce i tratti somatici, la lingua di origine e la provenienza di un individuo, l'appartenenza consta nel radicamento a un territorio, quindi a una comunità portatrice di tradizioni, norme etiche e spazi di aggregazione scanditi dal momento storico. Manifestare attaccamento alla propria terra d'approdo e praticare le tradizioni di quella originaria non sono necessariamente due aspetti in conflitto, ma possono instillare diffidenza alle persone che vivono in modo unitario (e non più né meno interessante) la propria identità culturale.

Quindi - chiedono all'ultimo banco - che c'entra il 'pallone' con questa bellissima avventura di società? Apparentemente nulla, forse. Ma Vieri lo dice, 'Se giochi male, ti vogliono fuori'.

Il coro da stadio inquadrato è tutto un fremito nel suo 'Out!', mentre Capello si riferisce al mister criticato in caso di errori e Del Piero riprende il senso di sconfitta, che in molti casi avvolge l'intero club.

Ma il razzismo - questo è il riassunto dell'intervento finale dei tre - è una sconfitta collettiva, un peggioraivo della competizione ingiustificata che trova spazio per la discriminazione.

E quando il 'pallone', il nostro trofeo sportivo di partenza, sarà veicolo di amore senza barriere, definizioni non fraintese, entusiasmo e compagnia? Una sopresa per tutti: il pallone è già amore sconfinato. A utilizzarlo, però, sono animali non sempre pacifici e trasparenti, quali gli umani, che cadono in abissi del comportamento e del pensiero tanto quanto sanno innalzarsi con il cuore.

In questo, la comparazione fervida tra i successi è una chiave di spiegazione. Falliamo non appena prendiamo a modello le periodiche vittorie dei team nazionali e non comprendiamo che la vittoria è circolare, così come è ineistente il declino, poiché la motivazione non ha identità nazionale: è sorella di ogni uomo o donna che la incontri, che la sperimenti per non scrollarla mai via dal suo cammino.

Forse davanti a quello schermo dell'infanzia, a giudicare la partita in diretta, ci torneremo più fortificati, e, anche se non lo faremo, l'auspicio è quello di sedersi a guardare senza diffidenza, senza apatia, senza frontiere di appartenenza territoriale.

Tre 'voci del calcio' di lungo corso in un flash responsabilizzante. Tante voci che seguono e godono del calcio, di tutta risposta, nel fare da pubblico attivo e nel recepire con forza il messaggio.




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