ANNO 16 n° 272
Julia Roberts e La vie est belle di Lancôme… Nell’ascensore di tutti noi
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi

VITERBO - Se da bambini, invece di insegnarci a menadito filastrocche sulle buone maniere, avessero un po’ profanato l’accondiscendenza, non ci saremmo ritrovati in un’età da raziocinanti in cui scegliere di agire per gli altri e non secondo inclinazioni nostre. Ma il faro, a proposito, della ricerca di circostanze migliori devono essere i sentimenti più remoti o i ragionamenti? Testa o croce, testa… O cuore? Soprattutto, testa e cuore insieme in una prospettiva di alleanza o brama di farcela che domina su tutto, fino a rendere strumentali gli incontri?

Una fragranza di Lancôme non riuscirà a scoperchiare da sola l’anfora dei nostri attriti interiori, ma di certo l’inarrivabile Julia Roberts potrà prenderci per mano nel renderla più glam. Diva che non conosce pause, l’attrice è bella perché forse ci assomiglia, perché sorride con due fossette che non ha mai celato, perché non forza o costringe la sua apparenza in look strategici, ma ci fa vivere una vita parallela nei suoi viaggi e sui suoi set. Analizziamo il nuovo spot di La vie est belle – l’Elixir.

In un ascensore, la vip e un elegante cameriere si trovano, per caso, a condividere una particolare forma di attesa: quella che ci fa sentire desiderati, chi perché famosa e chi per spostarsi verso il posto di lavoro. Posto di lavoro che è un party esclusivo, a cui Julia sta per presentarsi con una scomoda gonna a palloncino fucsia: sopra indossa un raffinato tailleur con perle, che forse farebbe di lei una Julia ancora più autentica. Un po’ meno “Roberts”, per intenderci.

Il valletto è giovane, desta simpatia, è di aspetto delicato ma, va’ a capire perché, dà tanto fastidio alla versione più Roberts di Julia, quella che la allontana dal mito della semplicità che tutti apprezziamo. “Perché è qui?” sembra pensare la star. Semplice: per essere d’aiuto, più che di intralcio.

Piano dopo piano dell’ascensore, la tensione sale e i convitati chic non trovano Julia… Un caos: in compenso c’è il cameriere con la gonna dell’attrice addosso, mentre lei è finita, per la volontà del suo cuore o per un destino beffardo, a godersi il panorama di Parigi sui tetti del palazzo, volando con la fantasia e con le braccia allargate. Il sole le accarezza amabilmente i capelli, puliti, ordinati e mai insinceri.

Julia è tornata ad essere Julia, ma forse, nel suo clafoutis di emozioni, ha dimenticato un ingrediente: nominarlo è un’impresa titanica, perché la benevolenza può far male a chi la diffonde quanto la spavalderia, ma forse… Potremmo (o dovremmo?) chiamarlo empatia.

No, sia chiaro, il suo personaggio prova sensazioni positive e fluttua al ritmo di tanta energia, ma a volte la cortina di fumo, di profumo e di tacco che ci allontana dai nostri prossimi è così spessa che basterebbe un sorriso sincero per sfondarla, come basterebbe un sorriso orgoglioso per sfondare.

Si può essere charmant e sfruttare la propria bellezza naturale (profumazioni e cosmetici inclusi) non necessariamente per fare beneficenza, ma per ricordarsi di portarla, solo una volta alla settimana e quasi per premiarsi (non nei weekend, che sono tutti per noi), a qualcuno che il bello non lo vede facilmente, a qualcuno che ha priorità distanti da quelle dei più fortunati, a qualcuno che escludiamo e di cui ci scordiamo, a qualcuno di bisognoso di nient’altro che di un cenno.

Il bello ritornerebbe a ballare, ma non facciamo la morale: quel cioccolatino aperto nel cassetto mangiamolo noi, tanto per provare a capire come ci sentiamo dopo una coccola. Tanto per provare a capire quante Julia Roberts mancate una telecamera la sognano dall’infanzia, e magari a loro è proibita, nascosta, negata e sconosciuta.




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