ANNO 16 n° 272
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Inizia il mese del Pride: un sondaggio per la comunità LGBTQIA+ e non di Viterbo
La parità dei diritti è ancora lontana, la società è sempre più inclusiva tranne per una violenta minoranza

VITERBO – Inizia il mese del Pride, ovvero quel mese dell’anno dove la comunità LGBTQIA+ è particolarmente attiva per rivendicare i propri diritti.

La comunità è attiva tutto l’anno con eventi e manifestazioni volti alla sensibilizzazione del tema dove il fulcro di tutto è la libertà dell’individuo, però a Giugno cade il celebre Pride, ovvero una paratamanifestazione dove le bandiere arcobaleno sventoleranno nelle strade di molte città all’insegna della libertà personale di essere e amare. Lo scopo dell’evento è combattere quella controtendenza che spinge le persone LGBTQIA+ a nascondersi, come avviene per tutte le persone che non rispettano l’apice della curva gaussiana. La società, infatti, difficilmente è inclusiva con chi viene considerato diverso e solo negli ultimi anni, dopo lotte pacifiche e numerose campagne di sensibilizzazione, si assiste ad un’evoluzione positiva dell’inclusività.

E’ ancora molta la strada da percorrere, considerando che è di pochi giorni scorsi la notizia di una coppia omosessuale picchiata a Palermo perché si stringevano la mano per strada, ma eventi eclatanti come il Pride aiutano le persone non solo ad uscire dall’ignoranza (nel senso in vengono ignorate le aggressioni subite dalla comunità LGBTQIA+), ma anche le persone della stessa comunità LGBTQIA+ a capire che non sono sole nella battaglia per il proprio diritto di essere liberi.

Si ricorda che l’articolo 1 e 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, firmata dalle Nazioni unite, citano “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire in uno spirito di fraternità vicendevole (art.1)” e “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della sua persona (art.3)”

Anna e Sara alla manifestazione a favore del Ddl Zan, per saperne di più: http://www.viterbonews24.it/news/bisogna-abbassare-la-testa-solo-per-guardarsi-le-scarpe_114348.htm

 

Il termine Pride è inglese e significa Orgoglio, per questo motivo la parata viene chiamata anche Parata dell’orgoglio, anche se è meglio conosciuta come Gay Pride. Nasce per commemorare i moti di Stonewall nel 1969 dove, nell’omonimo gay bar a New York, la notte tra il 27 e 28 giugno la polizia irruppe nel locale e si accanì con i partecipanti accusandoli di infrazioni al buon costume, atti osceni e indecenza. La violenza non si limitò in quelle quattro mura perché quando gli agenti portano fuori gli imputati, anche solo con l’accusa di essere vestiti in maniera equivoca (rivolgendosi principalmente ai transessuali), incontrarono una barriera umana ostile di quasi 2'000 persone. Quella notte fu una vera e propria guerriglia tra omosessuali, transessuali e polizia e l’evento viene classificato come il primo, o comunque il più importante, nella lotta alla parità dei diritti delle persone LGBTQIA+.

Anche se, fortunatamente, non sono più presenti movimenti così violenti, la società ancora non accetta le persone LGBTQIA+: Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Queer, Intersessuali, Asessuali e il simbolo + indica le persone che non rientrano in queste categorie perché la sessualità presenta molteplici sfumature. I motivi sono principalmente culturali e religiosi e sono gli stessi che bloccano l’avanzata del Ddl Zan.

Tramite un sondaggio dedicato alla comunità LGBTQIA+ e diffuso nei vari canali social della provincia di Viterbo si è voluto indagare quanto questo decreto aiutasse effettivamente le persone. Al sondaggio hanno partecipato persone appartenenti e non alla comunità LGBTQIA+

Un dato interessante è stato ottenuto dalle persone non appartenenti alla comunità LGBTQIA+ e contrarie al Ddl Zan e solo in un caso è stato spiegato il perché della contrarietà. La risposta che viene data è la seguente: “ghettizza i membri della comunità LGBT+ discriminando altri soggetti ugualmente soggetti a simili attacchi (obesi, ebrei, musulmani, donne, disabili) trasformando quella che dovrebbe essere una maggiore tutela in un privilegio.

Introduce inoltre un principio – continua - giornalmente ripetuto a tamburo battente dal main stream, secondo cui la cultura dell'accettazione, del rispetto e dell'amore si impongono a colpi di arresti e ammende. Inoltre, come tutte le altre finte leggi (o proposte/ddl) a tutela di 'minoranze' o contro l'odio (vedi Commissione Segre), proposte anch'esse dalla stessa falsa ed ipocrita fazione politica, nasconde il rischio di limitare fortemente la libertà di espressione.”

Siamo in una democrazia ed è giusto che ognuno abbia ed esponga le proprie idee a favore o contrarie ad un determinato argomento, ma è necessario fare chiarezza e non cadere nelle numerose fake news che circolano. Il Ddl Zan, infatti non discrimina altri soggetti, anzi “donne e disabili” rientrano nei soggetti tutelati, inoltre le discriminazioni in base alla cultura e religione sono già presenti nella legislazione italiana: il Ddl Zan rappresenta un ampliamento che include le discriminazioni sulla base del sesso, dell’identità di genere e identità sessuale.

Nei riguardi della cultura dell’accettazione, sarebbe meraviglioso non intervenire a livello legale per tutelare le diversità culturali, di genere e sessuali perché significherebbe che tutti rispettano tutti. Purtroppo il discorso rientra nella sfera dell’utopia e, un esempio, sono i continui centri antiviolenza che aprono nelle varie città per tutelare le vittime di genere. Intervenire educando le persone al rispetto è fondamentale, ma leggi e decreti tutelano la vittima qual’ora gli stessi non vengano rispettati.

Molti movimenti associazionistici e politici sottolineano come il Ddl Zan blocca la libertà di espressione, ma anche in questo caso si tratta di notizie false in quanto per la stessa natura del decreto viene tutelata la libertà di espressione: viene punita la discriminazione (ad esempio scegliere chi assumere in base al sesso), la violenza verbale (insultare persone solo perché hanno un’identità sessuale diversa dalla media statistica eo una disabilità) e la violenza fisica (picchiare esseri umani dello stesso sesso che si baciano oppure camminano per strada tenendosi la mano). Come le leggi contro il furto limitano la libertà di appropriarsi di oggetti non propri, così il decreto Zan limita comportamenti violenti e irrispettosi.

Rimanendo nel tema bullismo, mobbing e discriminazione, quasi la totalità dei partecipanti ha dichiarato di aver subito o di conoscere persone che è stata vittima di questi spiacevoli episodi.

In aggiunta, chi non era a favore del Ddl Zan allo stesso tempo ha indicato come eventuali centriassociazioni LGBTQIA+ fossero poco utili ad aiutare le persone LGBTQIA+ nei vari aspetti della vita personale, sociale, familiare e lavorativa. Al contrario i facenti parte della comunità hanno espresso la propria considerazione positiva indicando i centri come valido aiuto.

La situazione della comunità LGBTQIA+ sembrerebbe quasi paradossale perché mentre da una parte vi è una legislazione sempre più pronta ad allungare la mano verso la parità di diritti, soprattutto verso la tutela della libertà individuale, dall’altra vi è una parte della società che non accetta e a stento tollera l’esistenza della comunità stessa. Fortunatamente la parte intollerante è una minoranza che però, come i recenti casi di cronaca confermano, può manifestare il proprio odio con la violenza.




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