ANNO 16 n° 275
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Indagini scattate dalla scoperta di appartamenti a luci rosse a Viterbo
A maggio tre persone arrestate per sfruttamento della prostituzione

VITERBO – L’operazione “Hot line 2”, condotta dai carabinieri della Compagnia di Montefiascone e dalla Squadra Mobile di Viterbo, che ha permesso di sgominare una pericolosa organizzazione criminale dedita allo sfruttamento della prostituzione, è scaturita da mesi di indagini svolte dopo il blitz delle forze dell'ordine dello scorso maggio in quattro appartamenti a luci rosse di Viterbo, che ha permesso di scoprire, con intercettazioni ambientali e telefoniche, un mercato del sesso che varcava i confini nazionali.

L’inchiesta viterbese si articolava in due filoni di indagini differenti portati avanti da polizia e carabinieri.

Le indagini della Mobile - E’ la fine del 2011 quando una romena si presenta in Questura e sporge denuncia contro un connazionale. “Vuole soldi da me. Minaccia di far uccidere il mio bambino che è in Romania con la nonna”. Da qui, scattano servizi di tutela e vigilanza anche con l’ausilio dell’Interpol. Fino al 6 gennaio 2012, quando la Procura viterbese spicca un mandato d’arresto nei confronti dell’aguzzino.

Da successivi accertamenti si scoprì che la romena era stata introdotta nel circuito della prostituzione tramite un ex commerciante di origine umbra ma con attività a Viterbo.

Si trattava di A. C., 40 anni, originario di Castel Viscardo (Tr), ma col giro d’affari nel capoluogo: quattro appartamenti nel centro storico che metteva a disposizione di giovani squillo e transessuali.

Col compito di reperire clienti, c’era invece M. M., operaio cinquantenne di Acquapendente.

Le indagini della Compagnia di Montefiascone - In concomitanza con la denuncia della romena, i carabinieri stavano continuando ad indagare su R. B., un 51enne di San Lorenzo Nuovo, arrestato in flagranza l’anno precedente per sfruttamento della prostituzione, perché nell’albergo di cui era proprietario venivano ospitate giovani donne per farle prostituire.

Il 51enne, sapendo che il suo albergo era monitorato, si era adoperato per cercare altre location in cui far alloggiare le squillo, perciò entrò in “affari” con A. C. e M. M..

Da qui l’emissione di ordinanze cautelari in carcere a carico dei tre da parte del pm Massimiliano Siddi, per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Dai controlli successivi su R. B. sono emersi poi dei contatti con il capo dell’organizzazione criminale di Perugia, che è stato arrestato in flagranza di reato dai carabinieri di Montefiascone e dalla Squadra Mobile di Viterbo mentre gli venivano consegnate due ragazze adescate con l’inganno in Romania, che dovevano essere avviate al mercato del sesso.

Con lui sono finiti in manette, poi, anche glia altri tre componenti della banda.

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