

VITERBO – E’ un pediatra in servizio a Belcolle il medico coinvolto nell’inchiesta ''Do ut des'', con l’accusa di aver ricevuto soldi, regali e viaggi all’estero dalla casa farmaceutica svizzera Sandoz, per prescrivere ormoni e medicinali per la crescita ai bambini affidati alle sue cure. L’altro ieri mattina, i carabinieri del Nas hanno perquisito la sua abitazione e il posto di lavoro alla ricerca di documenti che provassero i rapporti tra il medico e gli informatori scientifici della Sandoz, spediti nei reparti di pediatria di una quarantina di ospedali pubblici e case di cura private con l’incarico di ''convincere'' i pediatri a prescrivere, anche in dosi massicce, i loro prodotti.
Stando a quanto scritto nel rapporto inviato dai Nas alle procure della Repubblica di Rimini e Busto Arsizio, che coordinano le indagini, la rete di informatori scientifici non si sarebbe limitata a offrire regalie per le cure in essere, ma avrebbe pagato fino a 2mila euro di compenso per ogni nuovo paziente cui venivano prescritti i medicinali.
Tra i farmaci prescritti soprattutto ai bambini, in alcuni in sovradosaggio e abbastanza costosi, c'erano l'Omnitrope, un ormone della crescita con il principio attivo della Somatropina, e il Binocrit, un farmaco che fa aumentare la produzione di globuli rossi. Entrambi sono utilizzati come anabolizzanti e considerati sostanze dopanti.
Secondo quanto si è appreso, però, nel reparto di pediatria di Belcolle la Sandoz non avrebbe fatto grandi affari. Negli ultimi due anni, infatti, i bambini curati con quei medicinali sono stati soltanto due. Questo non esclude che il medico indagato possa aver prescritto ormoni e farmaci per la crescita in privato. Ed è proprio questo aspetto che stanno tentando di accertare gli inquirenti.
Dagli atti del procedimento stanno emergendo particolari che, se confermati, conferirebbero alla vicenda aspetti particolarmente inquietanti: per alcuni dei 67 medici indagati, infatti, la merce di scambio non era costituita solo da soldi o regali, ma anche stipendi in nero e false attestazioni di partecipazione a congressi a New York per giustificare le assenze dal reparto. Il tutto in cambio di 60 nuovi pazienti a cui prescrivere un farmaco con l'ormone della crescita. A un medico è stato addirittura promesso il pagamento di una quota del contratto da ricercatrice per 50mila euro l'anno, per otto anni a partire dal 2010.
Dall'inchiesta dei Nas è emerso comunque che la '’tariffa'’ versata dagli informatori farmaceutici variava a seconda del tipo e della durata della terapia. Alcune somme di denaro e regali venivano anche ricevuti preventivamente con la promessa di nuovi pazienti. Vestiti, computer e viaggi i regali più richiesti.