ANNO 16 n° 273
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Incendio discarica ad Onano, dopo un anno i rifiuti carbonizzati sono ancora lì

ONANO – Un pericolo ambientale e di salute che dura da più di un anno. Era infatti il 3 settembre del 2016 quando le fiamme hanno avvolto, danneggiandolo gravemente, il sito di smaltimento di rifiuti Cite ad Onano. La discarica ha bruciato per tre giorni consecutivi rilasciando fumi neri tossici e causando la chiusura dell’impianto. Ma da allora nulla è cambiato. I rifiuti che hanno subito il processo di combustione sono ancora sul posto, nessuno infatti si è occupato della loro rimozione, e tra i cumuli di spazzatura giacciono anche sostanze altamente pericolose come rifiuti ospedalieri che, al di là dell’incendio, non sarebbero dovuti essere portati in quella discarica.

Continua perciò la forte preoccupazione dei cittadini di Onano e di quelli dei Comuni vicini, Sorano e Pitigliano, riuniti nel Comitato Maremmattiva che, a proposito di questa delicata situazione scrivono:

''E’ passato più di un anno da quando il 3 settembre 2016, in località Banditella ad Onano, l’impianto Cite dedito al trattamento e recupero rifiuti speciali non pericolosi prendeva fuoco, sviluppando un incendio di enormi proporzioni, con fumi tossici che per giorni si sono diffusi nell’aria e che solo il tempestivo e capace intervento dei vigili del fuoco e la clemenza dei venti hanno impedito che diventasse un vero e proprio disastro ambientale. In tutto questo tempo sono stati fatti dibattiti, riunioni e una vera e propria indagine è stata svolta.

Dopo un anno il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione motivandola, per quanto concerne l’aspetto urbanistico, per l’ormai avvenuta prescrizione e, per quanto riguarda gli illeciti in materia di gestione rifiuti, limitandosi a sostenere come non sia possibile svolgere accertamenti sulle modalità operative in quanto l’attività risulta sospesa. Come sempre in questi casi ci viene detto che è tutto a posto. Solo il fato risulta essere l’unico indiziato. Peccato che dagli incartamenti vien fuori che in data 27 gennaio 2017, dopo un sopralluogo presso la Cite, l’Arpa segnali la presenza di materiale ospedaliero sia nei cumuli interessati dall’incendio che nel resto dei rifiuti. Materiale questo non autorizzato.

Strano anche che dopo la conferenza dei servizi ultimatasi il 4 aprile 2017 affinché la Cite potesse riaprire le venivano imposte molte condizioni innovative: un piano di monitoraggio delle emissioni, una recinzione di altezza adeguata ad evitare la dispersione dei rifiuti nei terreni limitrofi, lo smaltimento del fluff presente e del materiale combusto, una piantumazione perimetrale, un sistema antincendio nuovo con l’uso anche di estintori carrellati dotati di schiumogeno, una polizza fideiussoria a garanzia del ripristino dello stato del luogo, un impianto di videosorveglianza h24 per prevenire altri incendi e per verificare le modalità lavorative, un sistema di autocontrollo per la prevenzione della fuoriuscita dei materiali plastici nelle campagne circostanti, una riduzione volumetrica dei rifiuti, strutture igieniche e di servizio per gli operai.

Se dopo il 4 aprile l’Arpa, la Asl, il Comune, la Provincia, la Regione, i Vigili del Fuoco dichiarano che la Cite deve apporre tutte queste modifiche, trasformando radicalmente la sua struttura, ci chiediamo come abbia fatto un impianto cosi a lavorare dal 2005 ad oggi senza che nessuna di queste istituzioni si accorgesse della mancanza di tutto ciò che le stesse oggi giustamente richiedono. Come può essere tutto a posto se di fronte a tutto ciò un magistrato archivia il caso senza oltretutto prendere minimamente in considerazione ne le dichiarazioni di chi vicino all’impianto vive, ne le evidenti prove fotografiche fornite? La paura sapete qual’è? Che le istituzioni, che in questa vicenda si sono mostrate quantomeno spettatori compiacenti, pur di non farsi carico delle ingenti spese di bonifica favoriscano una terza azienda che con tempi biblici prometta di farsi carico della bonifica. La Ecosis (prima della Cite) ci ha lasciato in eredità una montagna di materiale tossico (il fluff), la Cite ci ha lasciato una montagna di materiale combusto di dubbia entità, cosa ci lascerà la terza incomoda? La speranza è che si faccia tesoro degli sbagli del passato e che le istituzioni tornino ad essere efficaci , lungimiranti e non svendano mai più il nostro territorio in cambio del nulla''.




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