ANNO 16 n° 266
Inaugurazione dell’anno accademico dell’Unitus, Cannarella per un’“Università della cura”
Il rappresentante degli studenti chiede di più investimenti su benessere psicologico e inclusione, contro precarietà e disuguaglianze

VITERBO - Nel corso dell’inaugurazione dell’Anno accademico dell’Università degli studi della Tuscia, il rappresentante degli studenti in Consiglio di amministrazione Mattia Cannarella ha richiamato l’attenzione della comunità accademica e delle istituzioni sulla necessità di costruire una vera e propria “Università della Cura”, capace di mettere al centro benessere, diritti e prospettive della comunità studentesca.

“La cura - Dichiara Mattia Cannarella - non può essere interpretata esclusivamente come risposta a una fragilità individuale o come concetto legato alla sola dimensione sanitaria. In ambito universitario significa piuttosto assumere una responsabilità collettiva: costruire relazioni, garantire accesso reale al sapere e contrastare le disuguaglianze che attraversano il sistema formativo”.

“Uno dei nodi principali riguarda il benessere psicologico della popolazione studentesca. La pressione generata da una cultura dell’eccellenza fondata sulla competizione e sulla velocità dei risultati produce ansia diffusa e contribuisce ai fenomeni di abbandono universitario. In questo quadro diventa essenziale rafforzare i servizi di counseling, sostenere gli spazi di aggregazione e promuovere un ambiente accademico capace di riconoscere il valore dei percorsi individuali”.

“Un’università della cura deve essere anche un luogo sicuro e inclusivo. Ciò significa promuovere strumenti di tutela e autodeterminazione, come la Carriera Alias, rafforzare i presìdi contro la violenza di genere e avviare percorsi di formazione sull’empatia, sull’affettività e sul rispetto delle differenze rivolti a tutta la comunità accademica”.

“Il concetto di cura riguarda inoltre le condizioni materiali dello studio. Diritto allo studio significa servizi concreti: alloggi, mense, trasporti efficienti, sostegno economico e attenzione alle esigenze della comunità studentesca internazionale, che oggi devono affrontare costi significativi anche per l’accesso al sistema sanitario”.

“Università della cura - continua Mattia Cannarella - significa garantire davvero a tutte le persone l’accesso al sapere; non possiamo accettare che la comunità studentesca si faccia carico della sopravvivenza economica degli atenei. La nostra posizione è ferma: questo sistema è fallace, chiediamo seri investimenti sull’università pubblica affinché il nostro ateneo non sia costretto a lasciare nessuno indietro”.

Lo sguardo si è poi allargato alla condizione delle giovani generazioni nel paese. Nonostante il livello di istruzione più alto mai raggiunto, molti giovani laureati si trovano a confrontarsi con precarietà, sottoimpiego e prospettive economiche peggiori rispetto a quelle delle generazioni precedenti. Una situazione che impone una riflessione seria sul valore che il nostro paese attribuisce alla formazione e alla ricerca.

Nel suo intervento, il rappresentante degli studenti ha infine richiamato l’importanza di difendere la pace, i diritti umani e l’autonomia della ricerca, ribadendo il rifiuto di qualsiasi coinvolgimento dell’università in logiche di militarizzazione o di utilizzo bellico della conoscenza.

L’appello rivolto alla comunità accademica e alle istituzioni è chiaro: investire nel diritto allo studio, nella salute mentale e nella qualità della vita universitaria non è una voce di spesa, ma una scelta strategica per il futuro del Paese. Allo stesso tempo, alla comunità studentesca viene rivolto l’invito a ricostruire comunità e solidarietà, trasformando l’università in uno spazio di partecipazione, consapevolezza e impegno civile.




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