

CIVITELLA D'AGLIANO - Per otto lunghi anni è stata accusata di aver rubato un assegno in casa della figlia dell'anziana donna che accudiva. Di averlo compilato e, con la somma di denaro, di aver comprato un'auto nuova dal valore di circa 16mila euro.
Ieri la fine del suo calvario giudiziario: la donna, finita in tribunale di fronte al giudice Gaetano Mautone per truffa aggravata, furto e falso, è stata assolta da ogni accusa. A difenderla gli avvocati Corrado Cocchi e Michele Mancini.
L'intera vicenda ha avuto inizio nel 2012 quando la figlia della donna accudita dall'imputata si sarebbe ammalata: ''Improvvisamente le sue condizioni di salute si sono aggravate - spiega il legale Cocchi - e la mia assistita, che già da tempo si prendeva cura dell'anziana assieme al marito, ha iniziato a portarla avanti e indietro dai vari ospedali romani per far visita alla figlia''.
Durante una di quelle numerose trasferte, la macchina avrebbe però subito un guasto ''troppo costoso da riparare rispetto al valore economico dell'auto - prosegue l'avvocato - e così la donna, in segno di riconoscenza per l'aiuto dato quotidianamente alla madre, si sarebbe offerta di comprarne una nuova''. E proprio dal letto di ospedale, in cui pochi giorni più tardi sarebbe morta, avrebbe compilato l'assegno.
Dal valore di oltre 16mila euro per un'auto nuova.
Peccato che, due anni dopo la morte della donna nel dicembre del 2012, suo fratello si sarebbe accorto dell'ammanco della cifra dal conto bancario e avrebbe così deciso di sporgere denuncia, accusando la badante dell'anziana madre di aver indebitamente rubato un assegno nel suo appartamento e di averlo compilato per comprare una nuova vettura. Da qui anche l'accusa formulata dalla Procura di truffa aggravata.
''Una ricostruzione inverosimile che non ha alcuna prova a sostegno - conclude l'avvocato Cocchi - il perito ha evidenziato come la firma sull'assegno sia autografa: è stata la stessa donna ad apporla. Con la grafia di sempre, armoniosa, ma con poca pressione sul foglio: chiaro sintomo di una persona che non è in forze''.
Ieri, dopo otto anni di processo penale, per la badante è arrivata l'assoluzione da ogni accusa.