ANNO 16 n° 274
Il sacrificio inutile del settore sciistico
E’ l’ennesima violenza nei confronti di chi lavora con il turismo; oltre al danno la beffa: con gli impianti aperti il contenimento sarebbe stato del 50% e si sarebbero evitati molti assembramenti

RIETI - Dopo l’inaspettata proroga della chiusura il settore sciistico del Terminillo è sull’orlo del collasso a causa degli investimenti sostenuti in occasione della riapertura del 15 febbraio, adesso rimandata al 5 marzo. Con questa decisione è stato chiesto un sacrifico inutile al settore: nonostante la chiusura di tutto il mondo che ruota intorno allo sci, molte persone sono andate ad affollare le piste.

Gli impianti sciistici del Terminillo, ma anche le scuole e gli alberghi, erano pronti all’apertura accogliendo con gioia i turisti garantendogli una stagione sciistica nel pieno rispetto delle norme anti-Covid, ma il giorno prima hanno dovuto affrontare un ulteriore e inaspettato rinvio.

“Abbiamo ricevuto la notizia dalla televisione e dieci ore prima di aprire – dichiara il direttore di una scuola di scii - non c’è stato il rispetto per nessuna categoria. E’ da una settimana che stavamo segnando prenotazioni, avevamo riempito tutto il planning da oggi a fine mese. Solo sabato abbiamo speso 1000 euro per i tamponi, nessuno ci imponeva di farli ma ho parlato con il mio Consiglio Direttivo e abbiamo scelto di sottoporre tutti noi ai test. Li abbiamo fatti sabato e domenica riceviamo la notizia che non possiamo aprire.

Il Comitato Tecnico Scientifico, riunitosi l’otto febbraio, ha approvato il protocollo delle regioni stabilendo che in zona gialla è possibile sciare, mentre è vietato nelle regioni arancioni e rosse – spiega – e noi che siamo una regione gialla non possiamo aprire, è assurdo. Inoltre non abbiamo neanche ricevuto per tempo la notizia sulla proroga della chiusura e adesso stiamo effettuando i rimborsi e le note di credito.

Se si vuole bloccare lo sci non basta bloccare solo gli impianti, ma bisogna far passare le regioni da gialle ad arancioni. Infatti oggi qui è ugualmente pieno di gente – afferma il direttore - se fossero stati aperti gli impianti ci sarebbe stato il contenimento al 50%, tutte le piste sarebbero state recintate ed era possibile accedervi soltanto con gli sci, quindi era tutto ordinato e sicuro. Oggi, come nel finesettimana, è pieno di persone con gli slittini ed altro e tutti ammucchiati nello stesso punto.

Stiamo chiedendo il decreto ristori tramite le nostre associazioni nazionali AMSI da dicembre. Perché – sottolinea - siamo fermi da marzo dell’anno scorso e fino ad oggi non abbiamo ricevuto un euro. Ci sono degli Ordini del Giorno approvati dalla Camera della Regione Lazio e mi auguro che sia lo Stato che la Regione facciano qualcosa quanto prima. Così non si va avanti. Oltre a non incassare, mettendo in difficoltà l’azienda, fanno spendere i soldi per la ripartenza e poi non ci fanno neanche aprire. Tutto questo è irrispettoso nei nostri confronti.”

Il disagio creato dall’ulteriore rinvio non riguarda soltanto gli impianti sciistici e le scuole, ma anche il settore alberghiero che sia aspettava a vivere questa stagione con il tutto esaurito, invece ora anche gli alberghi stanno provvedendo ai rimborsi.

“Finalmente dopo tre rinvii consecutivi stavamo per incominciare la stagione sciistica qui al Terminillo, con tre metri di neve e gli alberghi pieni – enuncia il direttore di un hotel - eravamo completamente organizzati, sono stati acquistati anche degli skipass per far evitare ai nostri clienti eventuali assembramenti ai botteghini la mattina. Questo per garantire ai nostri ospiti tutte le disposizioni necessarie per potersi divertire in totale sicurezza.

Abbiamo messo in campo dei protocolli di accoglienza sicura serissimi che garantiscono la sicurezza del cliente e abbiamo investito ulteriori somme di denaro per reperire nuovo personale. Il volume di turisti e prenotazioni era intenso e abbiamo fatto il possibile per fornire un servizio che garantiva il corretto distanziamento.

Tanto lavoro che abbiamo svolto con gioia – asserisce il direttore - ma neanche dodici ore prima dall’apertura e, soprattutto, senza nessun confronto con la categoria, abbiamo appreso la notizia della proroga. Questo è paradossale, siamo arrabbiati e increduli sulla superficialità del governo che ha emesso questa decisione. Aprire il cinque marzo non cambierà nulla, ormai per quella data la stagione sciistica è finita. Questi quindici giorni potevano essere una boccata d’ossigeno per gli imprenditori stremati e nessun ristoro potrà farci dimenticare la fatica economica svolta. Aspettavano il tutto esaurito, invece adesso ci troviamo a disdire tutte le prenotazioni e rimandare tutti gli acconti alle persone che hanno prenotato.

E’ l’ennesima violenza che questo governo sta facendo alla categoria degli albergatori e ristoratori, che è stata identificata come responsabile della pandemia e di aver unto ed infettato la popolazione. In realtà le problematiche derivano da ben altro e cito il trasporto pubblico e la scuola; tutt’ora sono veicoli di forte contagio, ma non sono stati sottoposta a nessun tipo di tutela. Come sempre, ci addossano le responsabilità della pandemia

Siamo abituati a rimboccarci le maniche, lo faremo anche questa volta nonostante siamo provati dalla situazione. Il vanto dell’Italia e la sua spina dorsale è il turismo - conclude il direttore dell'Hotel - noi siamo generazioni di albergatori e di persone che lavorano nell’accoglienza, amiamo lavorare e rimboccarci le maniche, faremo così anche questa volta nonostante siamo veramente delusi”.




Facebook Twitter Rss