ANNO 16 n° 273
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Il sabato del villaggio
di Nicola Zingaretti
Il candidato Pd alla Pisana passeggia al mercato, poi va a Belcolle

di Domenico Savino

VITERBO – Passeggia tra la gente sentendone gli umori, cercando di capire i bisogni e le esigenze. Poi a Belcolle per incontrare gli operatori dell’ospedale, i precari e fornire la sua ricetta per uscire dall’empasse in cui vive la sanità non solo viterbese a soprattutto quella laziale. Nicola Zingaretti, candidato per il Pd alla regione Lazio questa mattina è stato a Viterbo e ha tastato il polso della situazione. Ha scelto il luogo che per antonomasia è un crogiuolo di emozioni e sentimento popolare: il mercato.

A Viterbo il sabato si popola di venditori che si danno appuntamento nel grande parcheggio del sacrario, mentre adiacente all’ex chiesa degli Almadiani c’era il gazebo organizzato dal comitato elettorale di Zingaretti. Tante pacche sulle spalle e le strette di mano. Qualcuno gli dice ''Speriamo di farcela'' e lui risponde ''Speriamo per davvero''. Altri invece lo riconoscono e non vogliono neanche il volantino di propaganda elettorale: ''Tanto io non lo voto'' dice un passante e Zingaretti gli stringe ugualmente la mano.

Al suo fianco il gotha del Pd viterbese: Fioroni, Sposetti, Mazzoli, il segretario  provinciale Andrea Egidi che gli fanno strada. Poi ci sono anche i ragazzi del suo comitato elettorale, c’è Roberto Ballarotto candidato nel listino del presidente. Il fuori programma della mattinata è un gambetto che il candidato alla Pisana fa involontariamente al candidato di Sel Francesco Berni

La passeggiata al mercato precede l’incontro più istituzionale a Belcolle: la sala riunioni al piano -2 è gremita. Ci sono i medici, gli infermieri, i precari e i sindacati. Zingaretti ascolta tutti con pazienza: prende appunti e prepara il discorso. Le richieste più pressanti riguardano il completamento dell’ala dell’ospedale, il corpo A3, che renderebbe definitivamente compiuto il nosocomio viterbese. Poi c’è il problema dell’assunzione dei precari, del turn over che comprende le piaghe della sanità della Tuscia.

Zingaretti prova a fornire la sua ricetta: che parte della ripresa di credibilità dell’intero sistema sanitario regionale: ''Ciò non deve necessariamente significare ritorno a spese allegre e folli -  sottolinea – perché altrimenti il problema non si risolve. Serve un patto per la sanità, una nuova filosofia del piano di rientro dalla montagna dei debiti''.

L’altro punto fondamentale è la difesa del diritto alla salute: ''Non è possibile che i pazienti del Lazio vadano a curarsi in altre regioni. Tutto questo sta diventando un business per gli altri sistemi sanitari italiani''. Quindi conclude con l’esigenza di riscrivere il piano sanitario regionale che si deve basare sulla trasparenza, sulla reintroduzione di una centrale unica per gli acquisti e sulla necessità di dare garanzia in termini di sprechi. L’ultima stilettata è sulle macroaree: ''Devono sparire, perché producono una gerarchia di diritti che tutela chi sta al centro e penalizza chi sta in periferia''.

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