ANNO 16 n° 265
Il risveglio di Filippo Rossi
Dopo anni di silenzio, l’intellettuale viterbese torna al centro della scena con proposte culturali che sembrano guardare più alle urne che ai sogni della città

VITERBO - Per anni, Filippo Rossi è sembrato vivere in una sorta di letargo culturale. Non un’assenza totale, certo, ma una presenza rarefatta, intermittente, quasi sospesa. Chi lo ha conosciuto nelle stagioni più vivaci di Caffeina ricorda bene la sua energia, la sua capacità di animare dibattiti, di accendere entusiasmi, di trasformare Viterbo in un palcoscenico nazionale. Poi, lentamente, quel fervore si è affievolito. Rossi si è ritirato in un silenzio che molti hanno interpretato come una pausa, altri come un disincanto, altri ancora come un addio non dichiarato alla scena cittadina.

Eppure, oggi — a meno di un anno dal rinnovo del consiglio comunale — quel silenzio si è rotto. E lo ha fatto con fragore.

La presentazione del suo libro Pensare la città. Viterbo immaginaria, leggere il futuro non è stata soltanto un evento culturale: è stata una riapparizione strategica, calibrata, accompagnata da una mobilitazione che ha il sapore di un ritorno studiato nei dettagli. Le sale piene, la presenza massiccia del centrodestra, l’interesse di Fratelli d’Italia, le discussioni sulla “Viterbo che potrebbe essere”: tutto sembra suggerire che la città immaginaria di Rossi non sia solo un esercizio intellettuale, ma un preludio.

Un preludio a cosa, è la domanda che molti si pongono.

Rossi afferma di non voler correre per la carica di sindaco. Lo ripete, lo precisa, lo ribadisce. Eppure, la sua proposta di riaprire un cinema multisala in centro — accompagnata da una petizione, incontri pubblici, dichiarazioni programmatiche — ha la forma e il ritmo di una campagna. Non elettorale, certo, ma civica. Una campagna che parla alla città, che la provoca, che la invita a immaginarsi diversa. Una campagna che, inevitabilmente, si intreccia con il clima pre-elettorale.

La domanda, allora, non è se Rossi correrà. La domanda è: perché proprio ora?

Perché proprio ora la battaglia per il cinema in centro, tema che per anni è rimasto ai margini del dibattito? Perché proprio ora la critica al progetto Genio, definito più simile a un centro congressi che a una sala cinematografica? Perché proprio ora la chiamata alla cittadinanza, gli appuntamenti nei bar, le raccolte firme, le riflessioni sulla “Viterbo sospesa”?

La città non dimentica! I Viterbesi non dimenticano!

Non si tratta di mettere in dubbio la sincerità delle sue proposte. La riapertura di un cinema in centro è un tema importante, necessario, che tocca la vita culturale e sociale della città. Ma è impossibile ignorare che questa rinascita di fervore coincida proprio in questo periodo.




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