ANNO 16 n° 272
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''Il nostro territorio rischia di diventare una discarica chimica''
L'allarme lanciato da Crucianelli, presidente del Bio Distretto della via Amerina

di Samuele Coco

VITERBO - ''Siamo di fronte ad una emergenza''. Sono state queste le parole con cui ha esordito Famiano Crucianelli, presidente del Bio Distretto della via Amerina, alla conferenza stampa di oggi a Viterbo. Oggetto dell'incontro è stata la risposta dell'associazione al piano della Ferrero in merito ai nuovi impianti di nocciola nella Tuscia e nell'Agro Falisco e sull'impatto attuale dell'uso dei pesticidi nei 25.000 ettari coltivati a nocciolo nel nostro territorio.

''Da più tempo stiamo sottolineando i pericoli derivanti da questa situazione - ha proseguito nel dire Crucianelli - ma questa emergenza rischia di avere una qualità nuova. Questa nuovo pericolo viene dalle ultime decisioni della Ferrero, che ha dichiarato di voler incrementare del 20% la produzione di nocciole in Italia, aumentando di circa 500 ettari la produzione qui a casa nostra. Premesso che la nocciola è una grande opportunità per il nostro territorio. Non abbiamo nessuna ostilità o pregiudizio verso la Ferrero - ha spiegato ancora il presidente del Bio Distretto - ma va detto che arrivati a questo punto ci troviamo in una fase critica. La Tuscia è il primo produttore di nocciole in Italia e questo ha creato aree in cui questa è diventata una mono cultura. Tutto ciò costituisce un terribile impatto sulla biodiversità del territorio. Ed è proprio la biodiversità a difenderci, come fosse un sistema di anticorpi integrato della nostra natura, e senza di essa e con la presenza massiccia di antibiotici si rischia di far diventare questo territorio una discarica chimica''.

Quella che è una opportunità di ricchezza rischia così di diventare una maledizione strategica. Infatti, i grandi investimenti extra agricoli hanno stravolto il tessuto socio economico del territorio. L'espansione di questa agricoltura non avviene dalle singole e piccole famiglie, ma con grandi investitori che comprano la terra e arrivano qui per fare investimenti. Gli agricoltori locali si trovano così in difficoltà, e questo impoverisce anche le piccole aziende familiari. Un tempo, i grandi attori erano comunque persone facenti parte del territorio viterbese, oggi sono soprattutto imprenditori legati a filo doppio con il business della Ferrero.

Questo sviluppo scriteriato potrebbe inoltre causare un danno clamoroso per la salute di tutti. Ed è per questo che il Bio Distretto ha deciso di suonare non un campanello, ma una campana d'allarme. ''Noi abbiamo tre proposte per risollevare la nostra terra da questa difficile situazione - ha chiosato Crucianelli -. Chiediamo che prima di fare un nuovo impianto, venga realizzata una valutazione dell'impatto ambientale su suolo, acqua e aria. La cosa più grave della mono cultura dei noccioleti è che porta al cambiamento della geografia e dell'unicità dei territori. Inoltre, la decisione della Ferrero di continuare a ''crescere'' non ci lascia certamente indifferenti. Noi chiediamo all'azienda che una parte di questa produzione avvenga in maniera biologica. La Ferrero tratta il territorio come fosse una miniera, dove il posto della bauxite c'è però la nocciola. L'azienda deve investire e sostenere una ricerca sistematica sull'innovazione e sulle alternative a questo tipo di coltura. Infine, chiediamo alle istituzioni - lo abbiamo fatto ad agosto e continueremo a farlo anche in questi giorni - di intervenire su questo tema. Ci troviamo di fronte ad una questione che va affrontata con chi di competenza. C'è una responsabilità generale e la Provincia può e deve dire la sua. Sullo stesso piano richiediamo l'intervento della Regione: questa è un'area strategica e va tutelata. Siamo il primo produttore in Italia di nocciole''.

All'incontro era presente anche la regista Alice Rohrwacher, che ha parlato della situazione nel territorio umbro, nel quale vive. ''In molti si avvalgono di fondi europei per le colture biologiche per sopperire ai costi della produzione di nocciole, ma dopo 5 anni - l'unico vincolo posto dall'UE - abbandonano il biologico e passano al tradizionale. Creano così un falso biologico che ha ricadute terribili sulla terra e sugli abitanti''.

Cosa si può fare dunque per fermare per ovviare a questo problema? Famiano Crucianelli crede che una risposta possa essere quella di informare adeguatamente le persone.

''La via d'uscita è la forte consapevolezza dei cittadini. Ora ci troviamo di fronte ad un serio problema, ma se lo stato di salute del suolo dovesse degenerare ci troveremmo di fronte ad un vero dramma per l'uomo''. Durante la conferenza è stata inoltre presentata una campagna di sensibilizzazione e informazione sull'impatto sociale, ambientale e economico dell'agricoltura estensiva del nocciolo e della corilicultura. L'associazione ha mostrato i 3 differenti manifesti elaborati da Daniele Capo che verranno affissi nei 13 comuni del Bio Distretto e nelle scuole.

In chiusura, l'ultimo appello del presidente. ''Su una questione così cruciale è necessario che qualcuno si pronunci in maniera definitiva. Sono sicuro che se su questa situazione ci fosse una reale contestazione da parte delle persone, anche il signor Ferrero sarebbe pronto a rivedere le sue posizioni. Con questo tipo di sfruttamento del territorio è impossibile che la sua azienda parli di prodotti con materie prime sostenibili''.

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