ANNO 16 n° 272
Il Natale degli ultimi
''E' a loro che dovremmo rivolgere il pensiero''

di Massimiliano Morelli

Natale e i suoi mille significati, incluso quello della messa anticipata (roba che neanche in tempo di guerra) e dei distanziamenti sociali, e qui va subito aggiunto che mai come quest’anno c’è tornata voglia di festeggiare con i parenti quei giorni che invece, complice il lockdown, trascorreremo ai domiciliari e con pochi intimi. Fino a dodici mesi fa ogni “suonata di campanello” alla porta di casa equivaleva a un’alzata al cielo dello sguardo, «oddio e adesso chi è?» e via andare. A rammentarlo bene, il Natale scorso non è che fosse proprio da “aggiungi un posto a tavola”, cosi come i precedenti, più che altro – e alzi la mano chi afferma il contrario – quell’accoppiata 25-26 dicembre rappresentava una sorta di stop and go dalla frenesia di una vita che corre troppo in fretta. Scavalcato il preambolo del ricordo, le attenzioni si puntano sui regali che vorremmo ricevere, e la salute, unita alla “cacciata” del Covid-19 dalle nostre vite, è senza dubbio il dono che tutti vorrebbero avere.

Avremmo mille e altri desideri da esaudire, preferiamo concentrare le attenzioni sui chi il Natale lo trascorrerà in solitaria e non certo per il diktat del Governo. Intendiamo gli invisibili, gli ultimi, i dimenticati dalla società. E’ a loro che rivolgiamo il pensiero, unito a quella “pazza idea”, pazza ma quanto mai geniale, di offrir loro un pacco dono al posto della cena natalizia. Complice sì, il distanziamento sociale, e dunque necessario. Ma idea intuitiva, da replicare.

 




Facebook Twitter Rss