ANNO 16 n° 274
Il mutamento della Fotografia
Come l’emergenza sanitaria ha cambiato i fotografi e i loro scatti

VITERBO – Anche il settore della fotografia ha dovuto adattarsi per sopravvivere in questi anni segnati dal Covid, sia in termini economici che sotto l’aspetto artistico della professione.

Come è ben noto a causa delle restrizioni sanitarie molte cerimonie sono state rimandate con gravi perdite non solo nel settore della ristorazione, ma anche i quello fotografico. Fortunatamente l’arte della fotografia è un mondo estremamente dinamico e alcuni fotografi sono riusciti ad evolvere le proprie attività spostandosi sul mondo dell’insegnamento, oppure migliorando l’offerta didattica già presente, mentre per chi si occupava principalmente di cerimonie sta vivendo le stesse difficoltà dei ristoratori.

“Questo periodo ha permesso la selezione naturale della fotografia – afferma Lietta Granato, fotografa di Viterbo – è un momento difficile per tutti, ma solo quelli che avevano veramente la passione sono riusciti a adattarsi e ad andare avanti. Molti hanno utilizzato questo tempo per studiare il mondo del social media marketing, per migliorare la propria immagine sui social, oppure sistemare vecchie foto perché si tende più a scattare che a lavorare con l’editing fotografico.

E’ stato ed è tutt’ora un momento difficile, ma chi era un fotografo professionista usando tutte le sue forze è riuscito a sopravvivere, mentre chi ha approcciato questa professione improvvisandosi ha avuto molte più difficoltà. Anche dal punto di vista artistico la situazione è stata una bella sfida, che ho colto per mettermi in gioco dato che dietro ogni grande difficoltà c’è sempre una grande occasione.”

“Ho approfittato della quarantena per sistemare da solo il mio sito internet e per migliorare un progetto che avevo in mente da tanti anni – spiega Luca Storri, fotografo di Fabrica di Roma – infatti è uno spin off del mio workshop fotografico sensoriale. Nello specifico cerco lo sblocco della creatività con l’eliminazione di un senso alla volta e attraverso la ricerca di un linguaggio fotografico che prevede la ricerca del piacere artistico personale si riscopre non solo la fotografia, ma sé stessi. I sensi vengono eliminati uno alla volta – delucida Storri – anche la vista viene eliminata e si fotografa sfruttando il ricordo, è un modo per sfidare se stessi e riuscire ad andare oltre i propri limiti”

“Andrà tutto bene, ma quando? – domanda retoricamente Tati Art Foto, nome artistico di una fotografa di Civita Castellana - hanno bloccato la ristorazione e tutto il mondo che ruota intorno ad essa come se fosse la principale causa di contagio. La fotografia si muove con il mondo e il mondo stesso è cambiato: se prima, ad un evento, si scattava in tranquillità adesso c’è la consapevolezza che quei momenti di festa e di unione sono mancati. Ogni foto è come se fosse più forte e più viva.

Anche le persone sono cambiate – sottolinea - e nelle cerimonie si vede questo mutamento perché non si pensa più al piacere della giornata, ma si controlla costantemente la distanza sociale specialmente nei battesimi. Prima del Covid fotografavo i bambini dopo averli adagiati io stessa nella posa, adesso o li tocco con i guanti o chiedo alla madre di mettere il neonato in posa. Per i matrimoni, invece, prima abbracciavo gli sposi e gioivo con loro, adesso sono rigorosamente a distanza e con sempre indosso la mascherina. I gesti che prima definivamo normali ora non ci sono più.”




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