

VITERBO – Quando le stanghe toccano finalmente il suolo davanti al Santuario e il peso immane di Dies Natalis si stacca dalle spalle, la fatica non scompare: si trasforma in un'esplosione di lacrime, abbracci e devozione pura. È al termine dell'ultima, estenuante salita che il Trasporto di quest'anno ha regalato il suo momento di massima commozione, guidato dalle parole vibranti del Capofacchino Luigi Aspromonte.

Di fronte alla Basilica, Aspromonte ha preso la parola per rivolgere un pensiero profondo alla storia del Sodalizio e alla figura di Rosa, rievocando un episodio scolpito nella memoria della città: il quarantesimo anniversario di quel drammatico 3 settembre 1986, quando la Macchina rischiò di cadere.
'Rosina quel giorno ha evitato una tragedia,' ha ricordato con voce rotta dall'emozione il Capofacchino, tra il silenzio partecipe della folla e dei Facchini visibilmente provati. 'Quel 3 settembre di quarant'anni fa poteva cambiare per sempre la storia della Macchina di Santa Rosa e della nostra città. Se siamo ancora qui, lo dobbiamo anche a quel miracolo'.
Un ricordo vissuto non come semplice rievocazione, ma come atto di viva gratitudine. Per questo, Aspromonte ha chiamato i suoi uomini all'ultimo, maestoso sforzo: 'Per ringraziarla, stasera la alziamo di nuovo al cielo, proprio come avete fatto a Piazza Fontana Grande. Per te, Rosina!'.
Sotto il comando del Capofacchino, i 170 Facchini – stremati da ore di sforzo sovrumano, ma sorretti da una fede incrollabile – hanno trovato nelle gambe e nel cuore l'energia per un ultimo, perfetto sollevamento, spingendo la torre illuminata verso le stelle nel tripudio generale.
Un gesto d'amore immenso che chiude un Trasporto impeccabile, reso possibile unicamente dal sacrificio, dalla disciplina e dal valore dei 170 leoni di Viterbo, che anche quest'anno hanno compiuto il miracolo di riportare la loro Rosina a casa.