

VITERBO – ‘’La prima cosa che farò se fossi eletto in Consiglio regionale sarà ridurmi lo stipendio a 1800 euro netti; la parte restante la destinerò al rifinanziamento del fondo regionale per il diritto allo studio azzerato dalla giunta Polverini. E’ uno scandalo che oltre 6mila studenti laziali siano risultati idonei alla borsa di studio ma non abbiano potuto usufruirne’’.
Non solo Grillo, si direbbe, ma anche Francesco Berni, candidato come consigliere regionale del Lazio per Sel e tra i più giovani presenti nelle liste, anticipa una sua iniziativa per ridimensionare i costi della politica.
Ventisei anni, dottore magistrale in ‘’Marketing e Comunicazione’’, titolo conseguito all’Università Ca’ Foscari di Venezia, e attualmente in cerca di nuovo impiego, è stato impegnato in politica e nel sociale sin da ragazzo, prima come segretario di Viterbo, fino al 2007, della Sinistra giovanile dei Ds, poi come presidente del Senato degli studenti dell’Università della Tuscia, partecipando attivamente al movimento anti-Gelmini con ‘’Tuscia in protesta’’ e con il ‘’Coordinamento degli studenti universitari’’ di Venezia.
Rientrato a Viterbo, è stato nominato portavoce del Comitato ‘’Oppure Vendola’’ della Tuscia per le primarie del centrosinistra.
Perché i viterbesi dovrebbero votarla?
‘’I viterbesi conoscono il mio impegno pluriennale sui temi che interessano lo sviluppo della città. Ho un programma che pone al centro i temi del lavoro e del reddito minimo garantito. A Viterbo è necessaria una nuova politica economica e culturale che sappia integrare i temi dei beni culturali, del termalismo, della difesa dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità. Io, diversamente da altri, prometto cose che si possono realizzare e non parlerò mai di fantomatici mega-aeroporti’’.
In questa campagna elettorale, stando probabilmente più a contatto con i cittadini, che idea si è fatto del momento storico che sta vivendo la provincia di Viterbo?
‘’Nella Tuscia c’è fame di lavoro e il tessuto sociale è lacerato dalla profonda crisi economica. Ho registrato questo malessere soprattutto in quella classe di lavoratori che vede minata ogni possibilità di futuro. I miei coetanei e i ragazzi più giovani mi raccontano tutti che vogliono scappare e andare a vivere all’estero. Un quarantennio di politiche sbagliate sta mettendo ko la nostra terra, urge discontinuità nelle politiche e nelle persone’’.
Cosa propone per l’Università della Tuscia?
‘’Penso si debba continuare sulla via già intrapresa, attraverso un collegamento stabile e sinergico tra mondo della ricerca e mondo produttivo con modalità avanzate di integrazione tra università e imprese, favorendo anche lo spin-off accademico, il sostegno a dottorati di ricerca in collegamento con il mondo produttivo. In ogni caso mi si permetta una battuta, i politici locali descrivono Viterbo come una città universitaria. Non è così,Viterbo è una città in cui c’è l’Università. Purtroppo il percorso che stava portando Viterbo a somigliare a città come Perugia, Urbino e Siena si è arenato a causa degli scellerati tagli di Tremonti, Profumo e Gelmini e delle miopi politiche del centrodestra locale’’.
A proposito di politica locale, come giudica il quadro politico per le prossime comunali di maggio?
‘’Il quadro politico è ingarbugliato e solo dopo le elezioni politiche si capirà se certa borghesia viterbese abbia finalmente abbandonato il centrodestra. Un’altra giunta Marini sarebbe una iattura per la città, e il centrosinistra potrebbe addirittura vincere le elezioni trainato dall’eventuale doppio successo di Bersani-Zingaretti. I grillini invece sono un fenomeno che a Viterbo città non riesco ancora a decifrare. Poi c’è anche la proposta civica di Filippo Rossi che ha aggregato un polo ben più largo dei ‘’montiani’’. Insomma ci sarà da divertirsi’’.
Chi voterà alle primarie di Viterbo?
‘’Per quanto viterbese doc, tanto da essere stato mini-facchino di Santa Rosa, sono residente a Vitorchiano da un po’ di anni e perciò non potrò votare. E’ noto che Sel Viterbo appoggerà Raffaella Valeri’’.
Qual è secondo lei la realtà giovanile nella Tuscia e cosa eventualmente bisognerebbe fare?
‘’La realtà giovanile viterbese paga una miopia delle classi dirigenti. Una realtà che è morsa dalla piaga della disoccupazione e dalla mancanza di spazi sociali aggregativi. Quando la politica rinuncia alla programmazione culturale come pratica quotidiana, i giovani vengono abbandonati prima alla logica baretto-discoteca, poi a quella aperitivo-concertino. Bisogna fare in modo che i miei coetanei abbiano la possibilità di crearsi i propri percorsi con nuove pratiche culturali, possano incontrarsi tra loro e creare nuove forme di socialità. Penso a spazi sociali per la creatività giovanile, ad un palazzetto per favorire il coworking dei freelance, penso si debbano finanziare le idee più innovative dei giovani sulla tutela e valorizzazione del territorio, sullo sviluppo dell’economia e dell’innovazione e sull’ inclusione sociale e la cittadinanza attiva. Penso ad una Cittadella dell’Altraeconomia sul modello romano e veneziano, come incubatore di nuova imprenditorialità e di nuovi paradigmi culturali. Perché il vecchio tribunale e il vecchio ospedale e tutti gli altri spazi liberi in città devono rimanere de facto abbandonati a se stessi? Insomma a Viterbo serve quel minimo di programmazione che ad oggi è completamente assente. La classe dirigente viterbese d’altronde ha sempre remato in direzione opposta per istinto di autoconservazione e per evidenti tornaconti elettorali. Invito tutti i ragazzi ad inviarmi proposte sul mio sito web www.fuoridalgrigio.it.