ANNO 16 n° 212
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'Il mio cuore può finalmente iniziare a battere in modalità Santa Rosa'
Cristina Pallotta, addetta stampa del Comune di Viterbo, racconta il suo 3 settembre: il lavoro dietro le quinte, i ricordi d'infanzia e quella telefonata della madre che ancora oggi l'accompagna durante il 3 settembre.

VITERBO – C'è una voce che, ogni anno, accompagna i momenti più importanti del Trasporto della Macchina di Santa Rosa. È quella di Cristina Pallotta, giornalista e addetta stampa del Comune di Viterbo, che da quasi vent'anni vive la festa da una prospettiva privilegiata, raccontandola attraverso conferenze stampa, dirette e incontri con i media nazionali.

Ma dietro il microfono e il ruolo istituzionale c'è una bambina che, sulle spalle del padre, rimaneva incantata davanti alla Macchina illuminata e una donna che ancora oggi, percorrendo via Cavour verso San Sisto, ritrova le stesse emozioni di allora. Tra ricordi d'infanzia, il lavoro nascosto dietro la macchina organizzativa e il legame profondo con Santa Rosa, Cristina Pallotta ci apre le porte del suo 3 settembre.

Per molti il periodo di Santa Rosa coincide con il 3 settembre. Per lei, invece, quando inizia davvero? C'è un momento preciso, magari dopo Ferragosto, in cui capisce che sta entrando nel periodo più intenso dell'anno?

'Per me Santa Rosa inizia molto prima del 3 settembre. Da agosto il mio cuore e la mia vita lavorativa entrano in modalità 'Prima di Santa Rosa'. È un periodo fatto di un lavoro immenso, con orari che non esistono e priorità che cambiano continuamente. La mia vita si trasferisce praticamente dentro il mio ufficio, l’Ufficio Stampa del Comune di Viterbo. È un continuo scrivere, coordinare iniziative, seguire e organizzare conferenze stampa, gestire le richieste dei giornalisti delle testate nazionali, rispondere alle interviste, fornire informazioni e accompagnare chi arriva a Viterbo per raccontare il Trasporto. Negli anni tutto questo è cambiato molto: se prima ero io a cercare spazio sui giornali, oggi sono i giornalisti a chiedere dettagli su Santa Rosa e sulla Macchina, testimonianza di quanto questa nostra tradizione sia conosciuta anche fuori dai confini della città. Tutto questo anche a seguito del riconoscimento Unesco e del lavoro di promozione del Comune di Viterbo e del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa”.  

 

Da quel momento in poi le giornate cambiano completamente. Come si vive, dall'interno del Comune, l'avvicinamento al Trasporto? Quali sono le responsabilità e le difficoltà che il pubblico normalmente non immagina?

'L'avvicinamento al Trasporto è un lavoro costante di organizzazione e coordinamento. Bisogna seguire ogni dettaglio della comunicazione istituzionale, della promozione,  gli incontri con la stampa, gestire le richieste dei media nazionali e fare in modo che tutte le informazioni arrivino nel modo corretto e nei tempi giusti. È un lavoro che richiede grande concentrazione perché ogni giornata porta con sé nuove esigenze e imprevisti. Richiede anche un confronto costante con la segreteria del sindaco, della sindaca dal 2022 a questa parte. Sono 17 anni che vivo così da vicino questa festa, da sola dentro l’Ufficio Stampa del Comune di Viterbo. E tutto quello che so fare me lo ha insegnato una grande amica e collega giornalista, Alessandra Corsi, che dal 2011 mi guarda dal cielo. Fu proprio lei a fidarsi di me, quando in quell’ormai lontano 3 settembre del 2005, mi affidò il collegamento a piazza del Teatro. La mia prima diretta di Santa Rosa. Dio che emozione.  

 

'Tornando al mese di agosto. Dietro quello che il pubblico vede il 3 settembre c'è un lungo lavoro di preparazione che coinvolge tante persone e che richiede una disponibilità praticamente continua. In quel periodo, in particolar modo a partire dal periodo di Ferragosto, i giorni hanno un ritmo strano. Rallentano per poi scorrere rapidamente e in un attimo ti ritrovi al 3 settembre. In Comune siamo in pochi e io mi ritrovo puntualmente a girare scalza nel mio ufficio: un’abitudine, un modo per alleggerire giornate che sembrano non finire mai. Quasi come fossi a casa mia. Sono giornate impegnative, giornate in cui a volte rimpiango perfino quel vecchio pacchetto di sigarette abbandonato dentro qualche borsa più di dieci anni fa. Anche se sono giorni di totale delirio, giorni in cui mi sembra di stare dentro un frullatore che gira alla massima velocità, a conclusione di tutto, prevale sempre la soddisfazione di contribuire, insieme a tante persone, alla riuscita della festa più importante della nostra città”.

 

Poi arriva il 3 settembre. Dopo una giornata trascorsa tra telefonate, imprevisti e dirette, c'è quel momento in cui lascia Palazzo dei Priori e raggiunge San Sisto. Che cosa succede dentro di lei durante quel tragitto?

'Tutto. A un certo punto il delirio che scandisce il “prima di Santa Rosa” si placa. Sono le 19.30. Lascio il mio ufficio dopo averlo abitato, da sola,  per settimane. Un po' di rossetto sulle labbra, il pass al collo e un appunto scritto a penna tra le mani. E vado. Improvvisamente la stanchezza non si sente più, la tensione svanisce. Cammino lungo via Cavour, vedo la gente, respiro forte. È l'aria del 3 settembre. È proprio in quel momento che anche per me inizia la festa. Finalmente anche per me è Santa Rosa. Quando arrivo a San Sisto davanti a me non vedo più il lavoro, ma solo lei: la Macchina che attende di essere portata sulle spalle dei Facchini. Ogni anno è come tornare a casa. Appena arrivo non posso fare a meno di cercare Santa Rosa in cima alla Macchina, e mi isolo a guardarla, con lo sguardo all’insù, in cerca del suo volto'.

 

In tanti anni di Santa Rosa avrà collezionato ricordi che nessuno conosce. C'è un episodio, una tradizione personale o un momento che ancora oggi porta nel cuore e che rappresenta, più di ogni altro, il suo 3 settembre?

'Di ricordi ne ho tantissimi. Ma ci stanno alcuni che custodisco in un angolo del cuore riservato alle cose belle. Chiudo gli occhi, e in un istante mi rivedo piccolissima, con mia madre che mi porta a San Sisto pochi minuti prima della partenza. Lì ci aspettava Ugo Cornacchia, storico elettricista della Macchina di Santa Rosa, che mi prendeva in braccio e mi portava sotto, proprio dove si posizionavano i facchini. Un ricordo indelebile, forse uno dei primi contatti con la Macchina.

Un'altra immagine che custodisco con affetto è quella di me bambina sulle spalle di mio padre, in via Casa di Santa Rosa, mentre vedevo arrivare Spirale di Fede, che illuminava la  notte. Credo siano stati proprio quei momenti a farmi innamorare di questa festa.

Sul lavoro invece mi viene in mente un episodio legato al Trasporto del 2022, il ritorno della Macchina di Santa Rosa dopo due anni di fermo per il Covid. Era bruttissimo tempo. Pioggia minacciosa dalla mattina. Diluvio nel pomeriggio. Quando esco per andare a San Sisto alle 19,30 circa pioveva. Pioveva ancora tanto. Intorno alle 20 la pioggia cessò. Il cielo lentamente si aprì. Le nuvole lasciarono spazio ai colori della sera. Da San Sisto guardai verso piazza Fontana Grande: vidi uno dei tramonti più belli della mia vita.

C’era poi, anzi, c’è ancora e ci sarà sempre, una piccola e bellissima tradizione tra me e mia madre. La sera del 3 Settembre, una volta terminata la diretta e chiuso il collegamento davanti al santuario, mentre scendevo verso piazza del Teatro, all’altezza di via Casa di Santa Rosa, arrivava la telefonata di mia madre che tutta felice mi confidava subito le sue impressioni. Porterò sempre nel cuore quella sua telefonata del 3 Settembre 2022. Ricordo la

sua voce commossa nel parlarmi. Era felice. “Stasera sei stata più brava di sempre. E poi eri tanto bella'. Quella telefonata da qualche anno non arriva più. Ma ogni volta che chiudo il collegamento davanti al Santuario, scendendo verso piazza del Teatro, all’altezza di via Casa di Santa Rosa, guardo sempre il telefono e per un attimo mi sembrerà sempre di sentire la sua voce. Come ogni anno. Come ogni 3 settembre.

Ci sarebbe tanto altro da raccontare. Le giornate intense del 2007 dopo la tromba d’aria del 23 agosto, il riconoscimento Unesco del 4 dicembre 2013, la prima diretta da sola, la preparazione della conferenza stampa del Trasporto. Insomma. Un bel pieno di emozioni, impegno e lavoro. Ma non potrei più farne a meno. Mi ritengo una persona fortunata. Un grande privilegio, un’emozione immensa per una giornalista viterbese poter vivere e raccontare alla mia città e al mondo il Trasporto della Macchina di Santa Rosa.




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