ANNO 16 n° 274
Gianfranco Maria Chiti
Il generale Chiti verso la beatificazione
E' stato per alcuni anni comandante della Scuola allievi sottufficiali di Viterbo

VITERBO - E' stato anche repubblichino, Gianfranco Maria Chiti, eppure non ha subito l'epurazione e anzi oggi, a più di dieci anni dalla morte, il vescovo di Orvieto Benedetto Tuzia ha aperto la causa per la sua beatificazione. Perché nonostante quell'adesione iniziale alla Repubblica di Salò, Chiti non ha mai perso di vista i valori dell'amore per il prossimo e per la vita umana, gli stessi che lo portarono poi a indossare il saio e i sandali.

Nel corso della sua avventurosa vita, che lo ha visto impegnato a combattere sui fronti croato, greco e russo, ha salvato 200 partigiani dalla fucilazione e alcune famiglie ebraiche, al punto che il suo nome è finito nel ''Libro dei giusti'' della Sinagoga di Torino. Per questo, terminata la guerra, è stato reintegrato nell'esercito nel 1948.

A cinquant'anni fece tappa nella Tuscia, dove contribuì alla formazione delle future generazioni nel ruolo di colonnello e comandante della scuola per allievi sottufficiali di Viterbo. Poi, dopo essere stato inviato Onu in Somalia, il sogno di una vita che si realizza: Chiti mollò tutto per indossare la tonaca e farsi frate a Rieti.

Fino alla morte, avvenuta nel 2004, girò l'Italia in lungo e in largo come predicatore e padre spirituale. A Orvieto si impegnò per restaurare un vecchio convento abbandonato e trasformarlo in un luogo di preghiera. Ieri il vescovo, autorizzato dalla Santa Sede, ha aperto la causa per la beatificazione di quello che è stato un soldato, un comandate, un frate, e un repubblichino. Ma, soprattutto, un uomo. 




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