ANNO 16 n° 272
Il fenomeno dello Zoom-bombing colpisce ancora
Bestemmie, musica a tutto volume ed insulti razziali e antisemiti per intralciare i webinar

VITERBO – Il fenomeno dei disturbatori delle videoconferenze non sembra cessare, nonostante gli arresti da parte della Polizia postale e della Digos.

Il fenomeno, chiamato Zoom-bombing, consiste nell’intralciare una videoconferenza in termini di suono e video attraverso musica ad alto volume, urla (principalmente insulti di vario genere) e costante utilizzo della chat anche con parole insensate. In questo modo non solo viene impedita la parola agli organizzatori della conferenza, ma è anche impossibile la comunicazione tra gli spettatori e capire chi è il vero disturbatore e chi l’utente interessato.

Il fenomeno si è recentemente presentato all’interno del convegno online sulla riapertura della Orte-Capranica-Civitavecchia, ma non è un evento isolato nella Provincia di Viterbo. Ad inizio anno è avvenuta un esperienza simile all’interno del Consiglio Comunale di Corchiano che era stato organizzato in forma online e aperta. In questo caso le indagini della Polizia Postale e della Digos hanno portato due minorenni davanti all’Autorità Giudiziaria competente.

Lo Zoom-bombing prende nome dalla piattaforma omonima Zoom poiché, a differenza delle dirette social di Facebook, gli utenti possono interagire direttamente con i relatori se non vengono “silenziati”. Apparentemente sembra un fenomeno da poco conto e potrebbe passare sotto il nome di “ragazzata” in quanto sono principalmente adolescenti che disturbano le conferenze, come si può notare dalle voci giovani e dalla puerilità degli insulti, ma non è assolutamente così per diversi fattori che entrano in gioco.

In primo luogo il fattore tempo: come tutti gli eventi, anche in webinar hanno delle proprie tempistiche in accordo con gli impegni dei relatori e gli utenti si organizzano di conseguenza in modo tale da incastrare il tutto. Se una conferenza inizia in ritardo,di conseguenza finisce in ritardo e ciò si ripercuote in un possibile abbandono da parte di relatori e, principalmente, di utenti che stavano ascoltando.

In secondo luogo il fattore umano: sentire di punto in bianco insulti e volgarità difficilmente lascia inespressivi. Parlare in pubblico, anche se attraverso un computer, non è un’azione che deve essere sottovalutata: organizzare una conferenza e prendevi parte come relatore non è un lavoro da poco poiché dietro vi è la costruzione di un filo conduttore costituito dall’intervento di ogni singolo relatore.

Quindi, perché dei bulli annoiati, nascosti dietro una tastiera, si prendono il diritto di rovinare e denigrare l’operato di esperti che si sono adattati all’ondata dello smartworking? Presumibilmente perché questi individui non hanno interiorizzato il concetto di rispetto non solo per l’operato altrui, ma anche per l'essere umano che hanno davanti (allo schermo).

Il fenomeno, soprattutto se coinvolge ragazzi giovani e giovanissimi, è allarmante in quanto porta a chiedersi: che generazione di futuri adulti ne verrà fuori?




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