


CIVITA CASTELLANA - Da quattro mesi il Cup dell'ospedale Andosilla di Civita Castellana è inagibile a causa di lavori di ammodernamento e messa in sicurezza del locale. Il trascorrere del tempo ha fatto si che montasse di giorno in giorno la protesta dei numerosi utenti che, quotidianamente, vanno in ospedale per prenderere appuntamenti, prenotare analisi e ricevere cartelle e referti clinici. Per il momento la sala d'aspetto è stata spostata in un locale antistante, dove le persone, soprattutto nelle ore centrali della mattina, si ritrovano letteralmente ammucchiate in attesa di sbrigare la propria pratica. Su questa vicenda si era esposto anche il segretario Cisas Mario Perazzoni, che chiedeva il motivo della mancata riapertura dei locali.
Il Cup dipende da una società multifunzione di Roma che detiene l'appalto esterno e, nonostante siano partite numerose sollecitazioni da parte della direzione sanitaria, al momento nulla si muove. Il Cup originario è interessato da problemi legati all'infiltrazione di acqua, tanto che nel locale sono stati piazzati dei secchi di raccoglimento. Nel tempo sono stati fatti anche dei sopralluoghi ma ad oggi è tutto fermo.

I mancati lavori al Cup di Civita Castellana sono solo l'ultima di una serie di problematiche che stanno investendo la struttura ospedaliera. Alla carenza cronica di personale si va mano mano ad aggiungere la lenta e inesorabile chiusura di ambulatori fondamentali per l'utenza. Una vera e propria emorragia di presidi iniziata con la sospensione dei reparti di ostetricia, terapia intensiva e neurologia. L'ultimo in ordine di tempo, quello di diabetologia, è stato chiuso a gennaio.
L'ambulatorio diabetolgico, aperto cinque giorni a settimana, assicurava un importante e fondamentale servizio di tutela e accoglienza del paziente, che veniva seguito con un preciso piano terapeutico, visite di controllo e esemi specifici legati alla patologia. Il volume di attività era consistente in quanto riusciva a raccogliere un bacino importante di utenti da tutto l'hinterland. Con la chiusura dell'ambulatorio i pazienti saranno loro malgrado costretti a spostarsi a Belcolle, con tutti gli inconvenienti del caso, soprattutto per le persone anziane, e questo in virtu del fatto che l'Andosilla non è un ospedale autonomo, bensi un presidio ospedaliero dipendente da Belcolle.