


VITERBO - Classico: un’accezione aggettivale quasi asettica, tutt’altro che liberatoria e dilettevole, è quella che pervade questa parola fuori da un contesto mainstream. Classico è il liceo delle prime cotte taciute, classico è quel cult letterario che tutti dovrebbero conoscere e che nessuno ha intenzione di leggere, classico è il dress code di chi trangugia veloci caffè, immaginando trame marqueziane in ascensore.
Eppure, il Classico che ci fa sentire figli della stessa narrazione è quel pretesto per stare insieme chiamato Cornetto Algida: quando al bar si chiede un classico, a meno che non si intenda la solita bevanda, si indica il gelato delle emozioni, il vero cult, la cotta non taciuta, il dress code spavaldo, semplicemente l’amore per un’estate annunciata che si protrae fino alle foglie cadenti. L’italiano (che no, di medio non ha nulla) è classico anche lui quando mangia il Cornetto, pur non dovendosi avvalere di abbronzatura perenne e camicia hawaiana.
Oggi il Cornetto Algida è un cono smilzo, ma ancora evocativo, incartato in un involucro bluastro che dai primi anni Duemila fino ad oggi ha assorbito tutte le possibili tonalità del cielo azzurro. Non ci vuole un semiologo per capire che la diet culture ha rivoluzionato anche la portata di questo iconico dessert, che ha assunto la veste di un fine pasto: vogliamo mangiare più sano, siamo acrobati del quotidiano e non ci sottraiamo alla pulsione di apparire. Era bello da pazzi, però, il momento in cui il gelato tricolore era avvolto da un cartone ruspante con su impresso un “Cuore di Panna”, cubitale e maestoso… E, incredibile a dirsi, si divorava a merenda senza troppe congetture.
Lo spot del Cornetto del 1984, ad esempio, è un batido – per non apostrofarlo con tronfiezza “milkshake” – di strade estive accaldate e nuovi amici incontrati, che vengono anche menzionati da un jingle già all’epoca nostalgico di una gioventù promettente. Tra fiori rossi curati da una donna come fossero un attestato di solidità famigliare e lettere affidate a una cabina, un padre premuroso ha comprato il Cornetto alle figlie, un aquilone marchiato Algida vola libero e le spiagge accolgono comitive infinite, che paiono un calco dei naviganti di Vecchioni. Solo che i naviganti infiniti sono quasi Gen-Z, essendo datati 1999. Il Cornetto Algida è un elegante vaticinio commerciale.
Il 1985 aveva già visto i Mondiali vinti e abbondantemente celebrati. Sarà per questo che in aria, dall’acqua alle mani di centinaia di ragazzi, si vede svettare un pallone dell’Algida? Si tratta di un gonfiabile, ma l’associazione al calcio è repentina, è la prima impressione in ordine di timestamp. Una bambina ha un vestito bianco e tanti giovani che mangiano il Cornetto hanno nulla da perdere, molto da dare e l’eroismo di un’amicizia che intona il country davanti a un falò, senza mai ritirarsi. Senza mai dare per vinti i sentimenti. Anche il signore compìto che legge la gazzetta l’ha capito: i piccoli villeggianti volevano mangiare il Cornetto in sua compagnia. E pronti, via, sulla panchina c’è anche spazio per loro! C’è spazio per tutto ciò che comunichi, parlando di vita vera.
1987 e 1990: battesimo di nuovi trend o declino? Chi ci capisce è bravo, direbbero i nostri nonni, ma noi non dobbiamo capire. Dobbiamo ascoltare le sonorità lente e carezzevoli proposte nell’87, che sembrano quasi una sinfonia di congedo dal chiasso della disco music. Il focus è sulle coppie di innamorati, il prodotto è un mero veicolo e il mare è delicato, mai dirompente. Un ragazzo e una ragazza sembrano incontrarsi e conquistarsi di nuovo dopo amarezze e delusioni, o forse semplicemente dopo la costrizione dei banchi, invero ali delle relazioni.
I luoghi comuni non sono questi, ma vivono nell’assenza di meraviglia, quella per un tramonto che rende top model ogni ragazza ed entusiasmo ogni scoperta: lo spot conclusivo della tornata, quello del 1990, è a onor del vero quello che ricordiamo tutti, perché non c’è regalo più bello e auspicato dell’evoluzione. Un brindisi allo stupor mundi, alla revisione dell’inappuntabile, al gioco eterno della rivoluzione è l’onda carismatica che i Cuori di Panna, forse, ci hanno lasciato in eredità. Speriamo che il Classico sappia farne buon uso!