

di Domenico Savino
VITERBO - Continua, a distanza due giorni, a serpeggiare un dubbio: sono stati due punti persi quelli con il Deruta o è guadagnato il piccolo passetto in classifica? Che comunque non varia le ambizioni di una squadra che vuole cambiare marcia, ma sembra correre con il freno a mano tirato.
Dubbio che si alimenta in quanto la Viterbese nelle ultime due gare ha fatto due pareggi (nel primo caso facendosi raggiungere nel derby) terminando una partita in inferiorità e l'altra in superiorità numerica.
C'è da rimarcare un aspetto per completare l'analisi. Sono state due match diversi nell'andamento che hanno portato ad un esito simile. Nel caso della trasferta di Civita Castellana, i gialloblù hanno scioccamente buttato a vento la vittoria con la sciagurata espulsione di Scarsella (anche domenica al termine della gara Fapperdue è stato espulso, vanno tenuti i nervi a bada) in vantaggio di due reti. Al rientro dopo le vacanze, la gara con il Deruta è stata differente ed ancora più elettrica del derby.
Pronti via e in un quarto d'ora la Viterbese si è trovata sotto di due gol, quindi costretta a reagire per evitare il tracollo. Ed è stata una veemente risposta, con tre marcature in venticinque minuti. Poi il secondo tempo gestito male, il gol del pari subito (ancora su rigore, tre nelle ultime due gare, serve più attenzione negli ultimi sedici metri difensivi). Da qui la Viterbese non si è più ripresa, forse stanca per la tentata 'remuntada', forse slegata tra i reparti (Morini da trequartista spinge la squadra ad attaccare e a esporsi ai contropiedi avversari), poco aiutata dai cambi (se si vuole vincere Majella va tenuto in campo).
Tale ragionamento fa pendere l'ago della bilancia dal lato dei due punti persi (anche perchè Majella e Vegnaduzzo sono un lusso e hanno dimostrato di poter riprendere da soli il Deruta) e ormai Conticchio ha tutto per invertire la rotta: le altre, tuttavia, continuano a vincere e si sta scavando un solco profondo tra le prime e le inseguitrici.
Ciò nonostante non va, però, dimenticato - ecco la seconda parte del ragionamento - che la Viterbese ha seriamente rischiato di perderla questa partita, iniziando l'anno nel peggiore dei modi. La reazione di squadra fa ben sperare e il pareggio che a tanti può sembrare stretto rispecchia l'andamento sghembo della partita. Il punto ci può stare e non mortifica del tutto le velleità. La Viterbese deve continuare a tenere un profilo basso, guardando al proprio orto senza sperare in passi falsi delle altre. Ci sono ancora sedici gare di fronte, mesi di campionato in cui è possibile rivoluzionare la propria classifica, rendendola migliore e c'è una squadra che Conticchio sta continuando a modellare per ottenere la formula migliore.
Ecco il cuore della questione: indipendentemente dalla gara contro il Deruta, c'è un'ansia, sottile ma non troppo, di voler abbandonare questa categoria che da quattro anni sta stretta al popolo gialloblù. E la grande paura è quella di condurre un campionato anonimo. Paura che si mescola alla stanchezza di osservare un film già riprodotto varie volte. L'ansia da sconfitta e il timore di sentire il terreno scricchiolare sotto i piedi.
Quindi per evitare di farsi male da soli, la Viterbese deve riprendere ad allenarsi, serrare i ranghi, creare un gruppo ancora più compatto e granitico. Per andare oltre il dilemma e riprendere un po' di felicità. In fondo la meritano tutti.