ANNO 16 n° 274
Foto precedente
Il comizio di Rossi
''non conquista''
piazza del Comune

VITERBO – (roc) ‘’Scegliere questa piazza è stata una pazzia. Ma è una pazzia ben riuscita’’. Le parole di Filippo Rossi pronunciate nel comizio di ieri sera in pazza del Comune denotano probabilmente una mezza delusione per le presenze. Forse le aspettative erano diverse.

Il luogo è impegnativo, va detto. E va detto anche che probabilmente ha ragione il candidato sindaco di Viva Viterbo che nessuno dei suoi competitor si azzarderà a sceglierlo per un incontro elettorale. Resta il fatto che le circa trecento persone presenti non sono state propriamente quel pienone che gli organizzatori si aspettavano, cantando vittoria sui social network ancor prima che la manifestazione si svolgesse.

Eppure tutto era stato predisposto al meglio, con tanto di palco in cui scorrevano le slide che ogni oratore aveva scelto per rappresentarsi, bandiere a gogò, un pianoforte con il bravo Luigi Gentile alla tastiera e un lunghissimo bandierone giallobù per delimitare lo spazio della piazza, risultato, come detto, decisamente generoso rispetto alle persone presenti.

IL FORMAT

Il movimento di Filippo Rossi, si sa, tiene molto alla location, agli effetti, alle musiche, alle luci, alla scaletta. Nulla di male. Non ha parlato il professor Osbat ma avrà il tempo di rifarsi. Anche questa volta, così come successe al teatro San Leonardo per la Primavera civica, tutto è sembrato studiato nei minimi particolari, con tanto di musica di sottofondo per le parole conclusive dell’intervento di Rossi: ‘’Vogliamo prenderci cura della città’’.

IL BORSINO

In un movimento che ha uno dei suoi punti di forza nella ‘’confezione’’ dell’evento, la comunicazione efficace diventa una carta da giocare. E anche ieri sera Viva Viterbo se l’è giocata bene. Ma in un ipotetico borsino sono crollate le quotazioni di Claudio Margottini che, dopo aver ripetuto come un mantra che ha girato il mondo, ha snocciolato di nuovo i dati che vedono Viterbo agli ultimi posti per qualità della vita e poi giù con tutta una serie si problemi. Forse da uno del suo calibro ci si aspettava anche qualche ipotesi di soluzione.

In netto, nettissimo, rialzo, invece, le quotazioni di Filippo Rossi, che (finalmente, verrebbe da dire) ha parlato da leader, ha sognato di meno e concretizzato di più.

 

ALFONSO ANTONIOZZI

Capitolo a parte per l’assessore alla Cultura in pectore. L’intervento di Antoniozzi, forse non a caso il più applaudito, non ha avuto, come altre volte, il tono da addetto ai lavori né il taglio pre-politico su cui ha dimostrato già in passato di essere molto abile. Ieri sera l’artista viterbese ha parlato di politica, quella con la P maiuscola, e dell’orgoglio di essere viterbesi: ‘’Viterbo – ha detto tra le altre cose – non è una città qualsiasi. Siamo la città con più di 2mila anni di storia, la città di una ragazzina di 14 anni che non si è arresa a Federico II e che ancora oggi, una volta l’anno, passa per le nostre vie ricordandoci di non piegarci e di non abbassare mai la testa’’.

RAPPRESENTAZIONE CIVICA

Il resto degli interventi, che evidentemente volevano dare una rappresentazione civica del movimento, sono apparsi più che altro funzionali alle conclusioni di Filippo Rossi. Il suo carisma e la sua eloquenza hanno frapposto una distanza incolmabile con chi lo ha preceduto. E così si è sentito dire che le frazioni sono trascurate, che a Berlino ci sono più turisti che a Roma, che Rossi è il candidato ideale perché ha organizzato Caffeina, che siamo nati per correre (insieme a Scialfa sarebbe anche meglio, ndr) e che Rossi è un vulcano di idee e che riesce a organizzare le cose anche con pochi soldi. Altro che ‘’nun ce so le sorda’’ – è stato detto, con l’intento di pronunciare simpaticamente una frase in vernacolo viterbese. Il dubbio è: si dice ‘’sorda’’ o ‘’sorde’’? Fuori dal coro Alessandra Luccioli che ha portato sul palco e trasmesso alla platea la freschezza e la spontaneità dei suoi 18 anni.

FILIPPO ROSSI

I temi di Rossi ormai sono noti: cultura e occupazione, la cultura che dà occupazione. Temi ripetuti con grande efficacia anche ieri sera. La novità è stato l’attacco frontale ai candidati del centrodestra e del centrosinistra.

‘’Per cambiare non cambiare – ha detto di Marini – è il suo più straordinario slogan autobiografico, riportato anche nei suoi manifesti dove però non ha avuto neanche il coraggio di metterci la faccia’’.

‘’Vi confesso – ha poi svelato – che negli ultimi venti anno sono stati questi gli uomini che ho votato, anche un po’ per pigrizia: Meroi, Gabbianelli, Marini. Mi sono candidato per non essere costretto di nuovo a non avere alternative’’.

Quindi è stato il turno di Michelini: ‘’Una persona in bianco e nero che vuole farsi aiutare da Fioroni, Gigli, Zucchi, Fattorini e Taglia, quanto di più vecchio possa offrire questa città da loro stessi affossata’’.

Marini e Michelini, ‘’le due facce – ha detto ancora Rossi – della stessa medaglia, tanto è vero che stanno bene attenti a non attaccarsi mai’’.

Marini e Michelini, Michelini e Marini. Altri candidati il leader di Viva Viterbo non li nomina. Che siano loro a sbarrargli la strada per Palazzo dei Priori.

Macchè! Rossi promette: ‘’Vinceremo noi’’.

Facebook Twitter Rss