ANNO 16 n° 272
Il comitato “Amici di S’Anna” in Regione per la riapertura totale dell’ospedale di Ronciglione
Troncarelli: “Noi vogliamo che l’ospedale di Ronciglione venga riconosciuto come ospedale di area disagiata”

RONCIGLIONE - La situazione sanitaria in cui verte la Tuscia preoccupa sempre di più i cittadini, ma quello che fa più discutere è la chiusura totale o parziale di vari ospedali della provincia, che in passato servivano da supporto all’ospedale di Belcolle, ma che ora causano solo disagi ai cittadini del viterbese, costretti a rivolgersi ad altri ospedali o a privati, per usufruire degli essenziali servizi assistenziali.

L’ospedale di Ronciglione, Sant’Anna, è un esempio perfetto: “Sono ormai anni che combattiamo questa battaglia – dichiara Fabio Troncarelli, Presidente del comitato “Amici del S.Anna” – noi come comitato vogliamo far riconoscere l’ospedale di Ronciglione come ospedale di area disagiata. La nostra è una zona che attraversa i monti Cimini e di conseguenza molte volte la strada è impercorribile per via di piante o rami caduti sulla carreggiata, per la nebbia, per i cinghiali e d’inverno anche per le nevicate. Noi siamo veramente arrabbiati per questa situazione. Molte volte l’ambulanza che deve portare i pazienti della bassa Tuscia al Belcolle, la strada diventa quasi una roulette russa e questa cosa è inconcepibile”.

L’ospedale di Ronciglione però in passato era un ospedale funzionante. Insieme all’ospedale di Montefiascone e Acquapendente, Civita Castellana e Tarquinia andava a creare un supporto a Belcolle: “L’ospedale generale di Viterbo si occupava di tutte le patologie più importanti e forniva il pronto soccorso – prosegue Troncarelli – e lasciava agli ospedali periferici l'assistenza, quindi il pronto soccorso e un piccolo reparto di medicina generale. Prima le cose funzionavano e permettevano un intervento più immediato per le piccole emergenze, senza che i cittadini si dovessero muovere per andare a intasare l’ospedale principale della provincia. In passato tutti i cittadini che abitavano a sud della Tuscia potevano contare sull’ospedale di Ronciglione e non avevano bisogno di arrivare fino a Viterbo per essere curati. Ad oggi quasi 75.000 abitanti per andare a mettere magari due punti di sutura devono andare ad intasare il Belcolle”.

I mezzi di soccorso sono costretti a percorrere la SP 9 – Strada Sammartinese che passa all’interno del centro abitato di San Martino al Cimino o in alternativa a percorrere la strettissima strada denominata Via del Colle che in alcuni tratti consente il transito ad un solo autoveicolo: “Come abbiamo potuto costatare attraverso una piccola analisi dei chilometri che dividono il Belcolle da tanti comuni della provincia di Viterbo sud, le distanze sarebbero ridotte se l’ospedale di Ronciglione tornasse in funzione – continua Troncarelli – Tra i comuni che ne beneficerebbero troviamo: Vejano, Barbarano Romano, Blera, Villa S. Giovanni in Tuscia, Capranica, Oriolo Romano, Bassano Romano, Monterosi, Sutri, Caprarola, Carbognano, e Vallerano. È chiaro, quindi che le grandi difficoltà e pericolosità, imprevisti relativi al percorso per arrivare all’Ospedale Belcolle sono oggettive ed imprevedibili e possono essere causa di ritardi. Il nostro appello è rivolto a far riconoscere il presidio Ospedaliero S.Anna di Ronciglione come presidio ospedaliero in zona particolarmente disagiata, così come previsto dal Decreto Legislativo 70/2015 - paragrafo 9.2.2, e dove possiamo oggettivamente dichiarare che ci sono le condizioni oggettive, i disagi evidenti e le difficoltà concrete”.

'Nessuno di noi vuole fare una guerra al Belcolle, anzi vogliamo renderlo un ospedale d’eccellenza, cercando di alleviare quelli che sono gli interventi minori, come il pronto soccorso. In questo modo l'Asl potrebbe dedicarsi di più alle patologie molto più importanti. Non è possibile che oggi su sette viterbesi tre vadano a curarsi altrove. Per noi questa è una sconfitta.'

 

 




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