ANNO 16 n° 206
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“Il Buratti non si tocca”: oltre 500 persone in piazza contro la scritta “Casa del Balilla” sul liceo di Viterbo
Partiti, sindacati, associazioni, studenti e cittadini chiedono la rimozione del simbolo fascista. Paolo Bianchini: “Mi incateno al cancello finché questa scritta non sarà cancellata”

VITERBO – Una piazza gremita per chiedere la rimozione della scritta “Casa del Balilla” dalla facciata del liceo classico Mariano Buratti. Sono state oltre 500 le persone che hanno partecipato al presidio organizzato dall’Anpi davanti allo storico istituto di via Tommaso Carletti, in una mobilitazione che ha coinvolto partiti, sindacati, associazioni, insegnanti, studenti e cittadini.

Al centro della protesta la ricomparsa, durante i lavori di rifacimento della facciata, della scritta risalente al periodo fascista, tornata visibile sull’edificio intitolato a Mariano Buratti, partigiano, medaglia d’oro al valore e docente proprio del liceo, fucilato dai nazifascisti nel 1944.

“Il Buratti non si tocca” è stato lo slogan della manifestazione, con i partecipanti che hanno contestato quella che viene definita una scelta incompatibile con la storia e la funzione educativa della scuola.

A prendere la parola anche Paolo Bianchini, nipote di Mariano Buratti, che ha annunciato una forma di protesta simbolica: “Mi incateno al cancello del liceo classico perché la scritta Casa del Balilla deve essere cancellata”. Secondo Bianchini, la presenza della scritta rappresenterebbe un rischio per la memoria democratica dell’istituto: “Qui si vuole tornare ad insegnare in camicia nera. Qui rischiamo di tornare all’inquinamento della mente”.

Alla manifestazione hanno partecipato anche il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio Enrico Panunzi, rappresentanti della Cgil e della Uil, associazioni del territorio, amministratori locali, docenti e studenti. Presenti anche rappresentanti del Comune di Viterbo e del Comune di Bassano Romano, paese natale di Buratti.

“Una scritta fascista su una scuola intitolata a un partigiano è un’offesa che va contrastata con ogni mezzo – ha dichiarato Enrico Panunzi –. La storia è una, ed è quella dell’Italia repubblicana fondata sull’antifascismo”.

Il presidente provinciale dell’Anpi Enrico Mezzetti ha ribadito la contrarietà dell’associazione: “La decisione di riscrivere Casa del Balilla non è una scelta tecnica ma ideologica. Questa scritta deve scomparire oppure deve essere sotterrata per almeno due secoli, quando il fascismo non sarà più una minaccia”.

Durante il presidio è intervenuto anche Carlo Galeotti, direttore di Tusciaweb, il giornale che ha sollevato il caso dando il via al dibattito pubblico. “Chiediamo le dimissioni della soprintendente Margherita Eichberg – ha dichiarato –. La decisione di autorizzare questa scritta rappresenta una scelta che riteniamo gravissima”.

Sul tema è intervenuta anche la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, che in una lettera agli organizzatori ha invece espresso sostegno alla linea adottata da Provincia e Soprintendenza, definendo la scelta di mantenere la testimonianza storico-architettonica con una diversa calibrazione cromatica come un punto di equilibrio tra tutela del bene e sensibilità democratica.

La mobilitazione ha visto anche la partecipazione degli studenti del liceo Buratti, che hanno espresso il proprio dissenso: “Ci siamo sentiti feriti”, ha dichiarato la rappresentante degli studenti Clio Venanzi.

A chiudere gli interventi il professor Aurelio Rizzacasa, che ha definito la scritta “un simbolo di propaganda politica” chiedendone la cancellazione.

La vicenda resta dunque al centro del dibattito cittadino e istituzionale, con una contrapposizione tra chi rivendica la tutela della memoria antifascista e chi sostiene invece la conservazione della testimonianza storica dell’edificio.




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