ANNO 16 n° 275
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I tre segretari sindacali
I sindacati: ''Gił le mani da lavoratori, il Governo pensi agli sprechi''

VITERBO – Piazza della Repubblica, quale miglior luogo per manifestare, in modo civile, il dissenso dei lavoratori? E così stamattina un paio di centinaia di persone, delle tre maggiori organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) si sono ritrovate nella suddetta piazza, ai piedi del monumento ai Facchini di Santa Rosa, per aderire allo sciopero di quattro ore che ha interessato tutto il Lazio. Uno sciopero deciso su scala nazionale ma modulato secondo orari e giorni diversi da regione a regione. Oggi era il giorno del Lazio.

In piazza, bandiere e cappellini dei sindacati, cartelli (“Scusateci se non siamo riusciti a produrre quanto voi siete riusciti a sprecare”) e gli immancabili fischietti. Simpatici, ma dopo dieci minuti scassano abbastanza. Tra i partecipanti erano rappresentate tante categorie diverse: i lavoratori della scuola, della sanità, della ceramica, dei trasporti, i vigili del fuco, tantissime donne. Dipendenti statali e privati. Anziani, agguerritissimi. I tre segretari provinciali: Miranda Perinelli (Cgil), Rosita Pelecca (Cisl), Giancarlo Turchetti (Uil). Erano stati invitati anche gli amministratori locali: hanno risposto Alessandro Mazzoli e Alessandra Terrosi, deputati del Partito democratico, e c’era anche il rieletto segretario provinciale del Pd Andrea Egidi. Particolare curioso: a poche centinaia di metri dalla piazza, nella sede della Provincia in via Saffi, era atteso per altri impegni l’assessore regionale al Lavoro Lucia Valente.

Manifestazione tranquilla, dai toni tutto sommato pacati, e dall’unico obiettivo di una legge di stabilità (la vecchia e cara finanziaria) che non piace ai lavoratori dipendenti, agli anziani, ai precari, agli esodati. “La verità è che i problemi che andavano affrontati sono rimasti inevasi – ha detto Miranda Perinelli – La crisi va avanti da sei anni ed è arrivato il momento di chiedere alla politica da che parte sta, specie quella politica di centrosinistra. Le persone, i cittadini, i lavoratori, sono in grande difficoltà: si continua a penalizzare i dipendenti pubblici, senza invece pensare a risolvere agli sprechi. Solo nella Tuscia abbiamo duemila persone in cassintegrazione in deroga rimasti a secco perché non sono stati trovati 330 milioni di copertura per gli ultimi mesi del 2013”. L’onorevole Mazzoli, quando prenderà la parola, ammette che sono stati sbloccati soltanto 550 milioni, ma che il gruppo Pd alla Camera ha chiesto con insistenza la copertura dei 330 milioni per completare la cassintegrazione.

Seguono gli interventi dei rappresentanti di vari settori. Dai pensionati, quelli più colpiti e comunque ridotti loro malgrado “a unici ammortizzatori sociali affidabili, perché con la loro pensione vanno ad aiutare le loro famiglie rimaste senza lavoro, o in cassintegrazione”, come sottolinea Mario Petrella (Cisl). Poi la scuola, con Alberto Lilloni (Uil): “Ci dicono che la crisi è finita, forse perché è iniziata la miseria”. E giù, una serie di numeri a sostegno. Cinzia Vicenti, dipendente della pubblica amministrazione: “La legge di stabilità sferra un ennesimo, pesantissimo colpo a chi lavora nel pubblico, con una serie di provvedimenti che continuano a colpire sempre negli stessi punti”.

Dopo gli interventi il più possibile concilianti di Mazzoli e Terrosi, tocca anche a Giancarlo Turchetti, segretario provinciale della Uil: “Si colpiscono i soliti noti, pensionati e statali - ha detto – E’ giunto il momento che il Governo accetti le proposte di noi sindacati. Proposte serie, che suggeriscono anche dove andare a prendere le risorse affinché il Paese ricominci a crescere”. La piazza ascolta, sventola bandiere, fischia nel fischietto. Quattro ore di sciopero, ma se le cose non cambieranno l’impressione è che i sindacati torneranno a scendere in piazza.

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