ANNO 16 n° 273
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I rottamatori viterbesi abbracciano loro profeta
La serata viterbese di Matteo Renzi
tra lapsus, autografi e foto ricordo

VITERBO – (roc) Per averli stanati li ha stanati, adesso c’è da vedere quanto e quanti sarà riuscito a convincere. Fattostà che Matteo Renzi ieri sera ha riempito fino all’inverosimile la sala conferenze del Pianeta Benessere. Un tutto esaurito che non si vedeva, tanto per dare una grandezza di riferimento, dai tempi dei congressi della Dc e più recentemente dalle “calate” di Berlusconi.

Per la verità, l’intervento di Renzi, che peraltro segue in ogni tappa il medesimo clichè “svelato” dai media sin dall’inizio del suo tour, sembra risentire molto della comunicazione berlusconiana, almeno di quella che lanciò il “prodotto” Forza Italia e successivamente quella degli annunci. E sarà forse proprio per questo che piace tanto al Cavaliere. Peccato, verrebbe da dire, che lui, Renzi, sia il candidato alle primarie del centrosinistra.

Ma questa è un’altra storia e certamente, per quello che si è visto ieri sera a Viterbo, non è stata la nota più importante.

Il “popolo” di Renzi interloquisce con lui dalla platea: “Matteo fai questo, Matteo fai quest’altro, Matteo vai avanti, Matteo non ci deludere”. E lui non è certo tipo da tirarsi indietro, risponde, ammicca, chiede il nome a chi ha parlato e gli personalizza la risposta.

Il “popolo” di Renzi è fatto da persone normali, interclassista si diceva una volta. Giovani? Sì tanti, ma anche no. E’ un “popolo” di curiosi, di delusi, di chi non ne può più dei Batman di destra e di sinistra. Ma è un popolo anche di frange dissidenti del Pd e del Pdl, di “trombati” e di politici di lungo corso che forse si stanno posizionando per essere in prima fila in eventuali nuovi scenari.

Poi ci sono ragazzi e ragazze che pendono dalle sue labbra, quelli che “dal vivo è ancora più bello”, o “ascoltarlo è ancora più convincente”. Ci sono anche signori e signore che dopo essersi ingabbiati nelle logiche dei partiti di sinistra e nei riti della destra, non gli pare vero urlare la loro ritrovata libertà attraverso il padre della rottamazione. Nulla da dire: la 'trasgressione' può essere liberatoria, a volte.

Da un culto della personalità all’altro? – si domanda qualcuno. Neanche per idea, gli risponde il vicino di sedia mentre Matteo viene avvicinato per gli autografi e per le foto ricordo dai suoi sostenitori.

In sala c’è Andrea Egidi, segretario provinciale del Pd, bersaniano di ferro, che lo accoglie in quanto esponente del suo partito ma che, finito il discorso, fa prima ad andarsene che a salutarlo. Ma ci sono anche, per citarne alcuni, Mazzoli, il sindaco di Canepina Palozzi, l’ex sindaco Panunzi, Stelliferi di Caprarola, Catanesi di Marta, il primo segretario del Pd Angelo Allegrini, il segretario provinciale della Uil scuola Longo, i consiglieri comunali del Pd Sergio Insogna e Fabrizio Fersini.

Renzi parla dei costi della politica dove, nauralmente se vince lui sarà fatta tabula rasa di finanziamenti ai partiti, vitalizi e benefit di ogni tipo. E giù applausi.

Poi mostra una slide di Curiosity (la navicella Nasa che sta esplorando il Pianeta Rosso) e dice che costa più della Salerno-Reggio Calabria. Vorrebbe dire di meno, qualcuno glielo fa notare ma il lapsus ormai è uscito e va bene così.

Ma è allora, quando parla delle opere pubbliche e dello Stretto di Messina, che dalla platea si alza una voce: “Matteo noi abbiamo l’aeroporto”. E lui: “Sì sì, ho capito cosa vuoi dire, aspetta che ci arrivo”.

Nel suo discorso però, all’aeroporto di Viterbo Matteo non ci arriverà mai. Forse perché gira in camper. Chissà poi come l’avrebbe presa Bartoletti, ex assessore comunale all’aeroporto, appena estromesso dalla giunta e ieri sera presente in sala.

Termina così la serata viterbese di Renzi, intorno alle 23.30: “Vado in cuccetta, dormo fino a Firenze e quando arrivo di nuovo al lavoro”.

Resta il suo staff, ragazzi e ragazze, con l’immancabile Iphone incollato alle mani e agli occhi.

Quelli sì, gli Iphone, saranno i sicuri rottamati al termine delle primarie.

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