ANNO 16 n° 275
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I docenti viterbesi scendono in piazza
Aumento ore, scatti di anzianitą e progressioni di carriera alla base della protesta

di Domenico Savino

VITERBO - La scuola protesta. In piazza le sigle sindacali (Flc Cgil, Cisl scuola, Snals e Uil) per gridare il loro disappunto nei confronti della spending review e dei tagli che riguardano sia il personale docente che i collaboratori. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il provvedimento, poi accantonato, proposto dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo di aumentare da 18 a 24 le ore degli insegnanti delle scuole medie e superiori. Un delegazione sindacale ha anche avuto un colloquio con il prefetto Scolamiero (appena arrivato dalle zone alluvionate di Montalto) che si farà portavoce delle richieste degli insegnati in merito alle questioni che riguardano gli scatti di anzianità, le progressioni di carriera.

Le tre ore di sit-in in piazza del Plebiscito hanno seguito un’affollatissima assemblea sindacale che si era tenuta in mattinata all’interno della scuola media Egidi durante la quale i rappresentanti hanno redatto il documento che poi hanno sottoposto al prefetto.

E’ stato Giuseppe Di Russo della Flc Cgil ha illustrare i contenuti della protesta degli oltre duecento insegnati viterbesi che si sono radunati sotto la Prefettura: ''Si tratta dell’indignazione della scuola contro la politica del governo – ha affermato - l’aumento poi ritrattato a 24 ore di insegnamento per i colleghi delle scuole medie e superiori è solo l’apice di un caos che regna nella scuola italiana al quale noi diciamo basta. Spending review dovrebbe significare spendere meglio e invece si taglia senza una ratio di fondo, si investe pochissimo e non esiste un progetto educativo. La scuola vuole lanciare un segnale forte al governo per cambiare un’Italia sempre più ingiusta, più cinica e meno solidale''.

Sono diverse le questioni aperte ad avviso di Di Russo: ''Una su tutte è il concorso studiato per i più giovani, ma l’età media dei partecipanti supera i 40 anni, per non parlare poi del fatto che è un vero e proprio terno al lotto se si conta che sono undicimila i posti disponibili e oltre 300mila i partecipanti. Infine ci sono i problemi del personale Ata e del tirocinio formativo attivo. Insomma una situazione davvero insostenibile''.

Di Russo torna sulla questione 24 ore: ''Non deve passare – sottolinea il sindacalista – all’opinione pubblica il concetto che gli insegnanti non vogliono lavorare. Anzi, il problema è diverso. Noi non vogliamo che una materia così delicata possa passare attraverso un provvedimento legislativo invece che attraverso la concertazione sul contratto nazionale. Si creerebbe in tal caso un pericoloso precedente''. Quindi la stoccata: ''Se vogliamo combattere la crisi – dice Di Russo – dobbiamo investire in conoscenza  e formazione che vengono fornite solo dalla scuola''.

Anche lo Snals era presente in piazza: ''Noi ci saremmo stati comunque – afferma Antonio La Monica – indipendentemente dalla questione delle 18 o 24 ore. Ci sono temi aperti come gli scatti di anzianità fermi al 2010 o le progressioni di carriera congelate. Eppure i fondi ci sono e sono stati trovati in seguito ad un accodo tra governo e sigle sindacali tra cui lo Snals. Oggi è solo l’inizio e la nostra protesta continuerà sotto il ministero a  Roma il 24 novembre'. 

Gli insegnanti hanno in sento una protesta simpatica,ma alquanto significativa: un gruppo di loro ha coretto i compiti in classe in piazza: ''In questo modo vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica. Noi lavoriamo sempre oltre le diciotto ore – hanno detto – . Sappiamo che anche negli altri paesi lavorano 24 ore ma sono diversamente remunerati. Purtroppo ci dicono che stiamo due mesi a casa quando per la scuola e per i nostro alunni tralasciamo anche le famiglie. Ci interessa – concludono – non far passare il messaggio che non abbiamo voglia di lavorare e questa iniziativa lo dimostra''.

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