ANNO 16 n° 275
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Ha comprato e restaurato la Torre di Pasolini, ora ha 30 giorni per lasciarla
Gabriele Gallinari racconta a Viterbonews24 una vicenda iniziata con l'acquisto nel 2021 e arrivata fino al ricorso al Tar

SORIANO NEL CIMINO – Una casa acquistata, restaurata e aperta al pubblico. Ora Gabriele Gallinari, proprietario della Torre di Chia appartenuta a Pier Paolo Pasolini, rischia di doverla lasciare mentre il contenzioso sulla proprietà del bene proseguirà almeno fino al 2028.

La Regione Lazio ha infatti avviato il procedimento di reintegra del complesso nel patrimonio collettivo dei naturali di Chia, dando esecuzione alla sentenza del Commissario per la liquidazione degli usi civici del 7 aprile 2025. Una vicenda sulla quale Gallinari ha deciso di raccontare la propria versione ai microfoni di Viterbonews24.

“Ho comprato questa casa perché nessuno la voleva”

La storia recente della Torre parte dal 2020, quando gli eredi di Pasolini, dopo un tentativo di interessare le istituzioni all’acquisizione del bene, decidono di metterlo sul mercato.

“Ho comprato questa casa sostanzialmente perché nessuno la voleva – racconta Gallinari –. Non l’avevano voluta prima le istituzioni, non l’avevano voluta altri privati e, quando mi sono innamorato di questo posto, ho pensato che meritasse di essere salvato”.

L’acquisto viene formalizzato il 25 febbraio 2021. Il Ministero della Cultura non esercita il diritto di prelazione e successivamente iniziano gli interventi di restauro sotto la supervisione della Soprintendenza. Viene inoltre sottoscritta una convenzione con il Comune di Soriano nel Cimino per consentire la fruizione pubblica del complesso.

“L’ho comprata con un acquisto assolutamente regolare, con tutte le verifiche del notaio e le certificazioni del Comune. L’ho restaurata, me ne sono preso cura e l’ho aperta al pubblico, tutto sotto il controllo della Soprintendenza perché si tratta di un bene vincolato”.

Nel 2022, però, arriva la svolta. L’Università Agraria di Chia si rivolge al Commissario per la liquidazione degli usi civici sostenendo la natura collettiva dei terreni sui quali sorgono Torre e fabbricati.

Il 7 aprile 2025 il Commissario accoglie la tesi dell’ente, dichiara terreni e fabbricati appartenenti alla proprietà collettiva dei naturali di Chia e dispone la reintegra. Gallinari impugna la decisione.

 

Il nodo della consulenza tecnica

Uno degli elementi maggiormente contestati da Gallinari riguarda la consulenza tecnica svolta durante il procedimento.

“Il CTU, il tecnico di fiducia nominato dal giudice, il professor Sandro Notari, dopo cinque mesi di ricerche e 87 pagine di relazione ha escluso la presenza di usi civici. Ha detto che la proprietà è privata e quindi ha confermato anche la certificazione che aveva rilasciato il Comune di Soriano nel Cimino”.

Secondo Gallinari, la decisione finale si sarebbe quindi discostata dalle conclusioni della consulenza.

“Il giudice si è discostato totalmente dalle conclusioni del suo CTU. Questo è quello che si chiedono un po’ tutti e che non mi fa dormire la notte”.

Il proprietario ha presentato appello chiedendo anche la sospensione degli effetti della decisione. Il 14 maggio 2026 la Corte d’Appello di Roma ha però respinto l’istanza cautelare. Resta invece aperto il giudizio sul merito, con udienza fissata al 4 luglio 2028.

 

Lo scontro con l’Università Agraria

Il contenzioso si intreccia poi con quanto avviene nel bosco che circonda la proprietà e con il Parco delle Cascate di Chia.

Gallinari parla apertamente di un «paradosso»: contesta all’Università Agraria di rivendicare la Torre sulla base degli usi civici e, contemporaneamente, di utilizzare il richiamo a Pasolini nelle attività turistiche dell’area circostante.

“Da un lato si agisce in giudizio per dichiarare Pasolini abusivo a casa sua, ma fuori dalle mura di casa sua il nome di Pasolini viene utilizzato per vendere un biglietto”.

Sul Parco esiste inoltre un distinto contenzioso amministrativo. Gallinari richiama gli accertamenti relativi a una serie di manufatti presenti nell’area, oggetto di un provvedimento comunale di rimozione/demolizione. L’Università Agraria ha impugnato il provvedimento davanti al TAR, che nell’aprile scorso ha respinto la domanda cautelare.

 

L’Università Agraria: “Non è un esproprio”

Diversa la ricostruzione dell’Università Agraria di Chia.

Il presidente Gianluca Inverni ha respinto pubblicamente la definizione di “esproprio”, sostenendo che si tratti invece dell’esecuzione di una sentenza che ha riconosciuto la natura collettiva del bene.

Secondo l’ente, i diritti della comunità sulle terre sarebbero documentati da atti storici e la forma giuridica privata dell’Università Agraria non cambierebbe la natura collettiva dei beni amministrati.

“Abbiamo tutti i documenti che attestano che noi siamo i proprietari”, ha dichiarato Inverni nelle scorse settimane, assicurando inoltre che, una volta conclusa la reintegra, la Torre continuerà a essere tutelata e resa visitabile.

Due ricostruzioni, dunque, diametralmente opposte che continueranno a confrontarsi nelle sedi giudiziarie.

 

“Oggi puoi essere cacciato da casa in 30 giorni”

Nel frattempo Gallinari deve affrontare l’immediato.

La determinazione regionale notificatagli a settembre prevede il rilascio spontaneo dell’immobile entro 30 giorni. La strada scelta dal proprietario passa ora per un nuovo ricorso.

“L’unica iniziativa che posso intraprendere è quella di un ricorso al TAR, sperando che venga sospeso questo esproprio, che avrebbe sulla mia vita conseguenze devastanti”.

Gallinari contesta soprattutto che la reintegra possa avvenire prima della conclusione definitiva del giudizio sulla proprietà.

“Se io compro una casa facendo affidamento nelle istituzioni, e tu istituzione mi dici che posso comprarla, non puoi cambiare idea cinque anni dopo e sbattermi per strada senza un indennizzo e senza aspettare che la sentenza sia passata in giudicato”.

Una vicenda che nel frattempo è arrivata anche in Parlamento. Un’interrogazione presentata al ministro della Cultura chiede chiarimenti sulla tutela del complesso, sul contenzioso in corso e sull’opportunità di aprire un tavolo istituzionale per garantirne conservazione e fruizione pubblica.

Per Gallinari, però, la questione resta innanzitutto personale.

“Gli italiani devono sapere che oggi si può essere cacciati via di casa in 30 giorni. Puoi essere cacciato da una casa che hai legittimamente acquistato, restaurato e manutenuto”.




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