ANNO 16 n° 276
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La protesta degli studenti del ''Ruffini''
Gli studenti del Ruffini: ''L'occupazione continua, difendiamo i nostri diritti''
E alcuni genitori sono dalla loro parte

VITERBO - Gli studenti del liceo ''Ruffini'' di Viterbo, che da tre giorni hanno occupato l'istituto per protestare contro i provvedimenti sulla scuola del governo Renzi, replicano alla dirigente scolastica Maria Antonietta Bentivegna che, ieri, con una lunga lettera, aveva criticato la loro iniziativa, sostenendo che ''con l’occupazione di una scuola (a volte persino con il consenso compiaciuto di alcuni adulti), piuttosto che di un ospedale o del municipio, manca il senso del servizio pubblico, manca la consapevolezza che si tratta di una cosa seria e di valore. Sia sociale che economico'.

Ecco il testo integrale della replica degli studenti.

Caro Dirigente scolastico, sono gli studenti ''inconsapevoli'' che le scrivono. Nessuno mette in dubbio il valore del diritto allo studio, ma si deve anche ricordare come è stato conquistato, e quanto ancora oggi occorra lottare per esso. Lei parla nella sua lettera dell’occupazione come una reazione non valida, che non garantisce visibilità, e ci prospetta la possibilità di fermarci il pomeriggio a scuola per lavorare sul tema, cosa che noi più volte abbiamo richiesto (persino oggi stesso), ma senza esito!

C’è stata una strenua resistenza a questa forma di protesta, come ad altre, anche se si sarebbe potuto trovare un accordo e specifichiamo che una discussione non è edificante se entrambe le parti non sono disponibili al compromesso. Oggi per esempio il nostro obiettivo era di occupare pacificamente l’edificio garantendo lo svolgimento delle lezioni per chi non volesse aderire, intento che è stato tempestivamente soppresso a causa della possibilità di una sua denuncia aperta agli studenti occupanti, che frenandoci e demoralizzando gli animi ha instillato insicurezza in molti di noi.

Nei giorni passati ci è stata da lei proposta l’autogestione, un’idea che però lei stessa rinnega nel suo scritto, visto che essendo unicamente durante le ore di lezione, e senza il presidio pomeridiano - da lei espressamente non consentito -, risulta una movimentazione priva di significato e solamente lesiva dei nostri diritti.

Ci chiediamo quindi quale fosse lo scopo di proporci un’autogestione che per altro è dispendiosa esattamente quanto un’occupazione, ci chiediamo quale fosse il motivo reale se non quello di evitare ad ogni costo questa nostra forma di protesta. Il nostro intento è di andare avanti con le nostre idee, ma non scadendo nella confusione generale e rimanendo nascosti agli occhi esterni, miriamo infatti alla creazione di gruppi di lavoro pomeridiani e non, con al centro la tematica della riforma, con fine di creare un documento che contenga le opinioni di noi studenti, protagonisti-antagonisti della “buona scuola”, per poi pubblicarlo con l’aiuto dei media.

Inoltre lei parla delle occupazioni come un atto inaccettabile e assolutamente illegale, mentre è statuito con la sentenza del 30 marzo 2000 della corte di cassazione che l’articolo del codice penale in questione (633 c.p.) non è applicabile alle occupazioni studentesche poiché l’edificio scolastico non costituisce una realtà estranea agli studenti, che non sono dei semplici frequentatori, bensì soggetti attivi della comunità scolastica, e questa è solo una delle decine di occasioni in cui un tribunale italiano ha sancito il valore, morale e legale, di un’occupazione.

Noi in ogni caso non interromperemo il servizio che la scuola offre agli studenti, chiunque voglia seguire normalmente le lezioni potrà, senza vincoli di sorta; ed è proprio in questo che chiediamo un compromesso con lei, appunto per garantire a tutti la possibilità di scelta. La decisione di occupare non è stata presa e mai lo sarà a cuor leggero, specialmente dato il periodo che stiamo affrontando. Chiediamo perciò rispetto per le nostre idee, ma che soprattutto queste non vengano considerate ‘’non serie o credibili’’.

Proprio perché questa protesta nasce da tutti noi, occorre evitare di creare falsi allarmismi o miti per cercare di screditare e spaventare noi alunni per farci desistere dall'esercitare i nostri diritti di libertà ed espressione. La invitiamo, se vorrà, ad un dialogo aperto di fronte a tutti noi studenti, per cercare di comunicarle i motivi e le finalità di questa manifestazione, e le ricordiamo che quanti di noi procederanno non hanno paura della sua eventuale denuncia, perché un ideale non può essere processato, né imprigionato. Cordiali saluti.

I ''cari Studenti'' del liceo Ruffini

Alla dirigente scolastica hanno replicato anche alcuni genitori degli studenti, che non gradito ''la ramanzina'' rivolta ai loro figli e agli stessi genitori, definiti ''adulti compiacenti'' e ''deresponsabilizzati''. 

Di seguito il testo integrale della replica dei genitori.

Gentile professoressa Bentivegna, 
nel ringraziare per la mail-ramanzina denominata ''chiarimenti'' vorremmo, a nostra volta, ribadire che non ci sentiamo ''adulti compiaciuti'' né ''deresponsabilizzati'' ma cittadini consapevoli e così vorremmo fossero i nostri figli grazie alla formazione che ricevono in famiglia eda scuola.

La Scuola è una Istituzione, così come stabilito da ciò che resta della nostra Costituzione, non un servizio come vorrebbero, invece, intenderla tutte le più che discutibili riforme che si sono succedute dalla famigerata legge 59 in poi. E’ oltremodo triste la visione aziendalista, regolata solo da profitti, costi, perdite, performance, marketing, sotto l’egida di un presunto efficientismo di stampo imprenditoriale, scevro da qualunque senso di crescita umana e civile.

I costi della scuola che sosteniamo sia come cittadini che come genitori, non crediamo affatto saranno sprecati per un periodo di ''occupazione'', in ''orario d’ufficio'', che invece può rivelarsi un utile e proficuo esercizio di cittadinanza attiva. Molto spesso i ragazzi sono migliori di noi adulti, e conducono le loro battaglie disinteressatamente e con grandi ideali in tasca. Conducono battaglie che dovrebbero essere, invece, pertinenza di noi ''adulti''. E combattere per la tutela dei principi Costituzionali va fatto a prescindere, come precisa scelta di campo, fosse anche per ''solo'' valore testimoniale. I ragazzi difendono la Scuola pubblica, o meglio la Scuola Statale (la stessa che è definita dalla Costituzione) e bene fanno, ed anzi noi “adulti” dovremmo essere al loro fianco o, più correttamente, precederli.

A seguito di circa quindici anni di riforme scellerate e di funzionali campagne denigratorie, ormai siamo alla soluzione finale: dopo la “buona scuola”(nella sua declinazione invalsi-costo standard-fondazioni- job act) della Scuola Statale, cioè la scuola di tutte e di tutti (merito indiscutibile riconosciuto persino dall'oracolo OCSE), non resterà che un pallido ricordo sui libri…ops sugli e-book. Come genitori siamo molto sereni circa il senso di responsabilità dei ragazzi, che certo non arrecheranno danni all’edificio, e come cittadini non abbiamo alcun rammarico a ''sprecare'' i soldi di questi giorni, che invece consideriamo spesi, o piuttosto investiti, a favore di una crescita del senso di appartenenza ad una comunità democratica, un momento formativo per lo sviluppo di cittadini che, in quanto tali, siano partecipi, attivi, propositivi, combattivi.

Le occupazioni sono una delle forme della Democrazia avanzata, senza le quali, in Italia, non ci sarebbe  né democrazia scolastica, né sociale, né sui luoghi di lavoro, né nella divisione della proprietà. Sono azioni, per certi versi, radicali ma non violente, che da sempre accompagnano il cammino di ogni nuova conquista nel campo dei diritti o del mantenimento degli stessi, come nel caso specifico in essere. La Scuola Statale si difende anche con le occupazioni e le autogestioni.
Porgiamo distinti saluti 


I genitori

Rossella De Paola

Katiuscha Balbo

Maria Antonietta Fravolini

Debora Massolo

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