

VITERBO – Gli “amanti diabolici”, Paolo Esposito e Ala Ceoban, condannati all’ergastolo in primo grado per il duplice omicidio di Tatiana Ceoban, (compagna di Esposito e sorella di Ala), e la figlia adolescente Elena scomparse misteriosamente il 30 maggio 2009, questa mattina tornano in aula d’Assise d’appello.
In due giorni, oggi e domani, 8 giugno, verranno ascoltate dalla Corte capitolina presieduta da Mario D’Andria con a latere Giancarlo De Cataldo (gli stessi giudici che, nell’ambito del procedimento di via Poma, hanno assolto Raniero Busco, condannato in primo grado a 24 anni per l’assassinio di Simonetta Cesaroni, ndr) le parti civili – e cioè Elena Nekifor, madre di Tatiana ed Ala, e la piccola Erika, la bambina nata dalla relazione tra Esposito e la moldava – e le difese. La Corte, poi, si pronuncerà sulle richieste istruttorie delle difese. Quindi la sentenza d’appello.
I FATTI - E’ il 30 maggio 2009, ma la notizia inizia a circolare soltanto due giorni dopo, lunedì 1° giugno, quando Paolo Esposito va alla caserma dei carabinieri per denunciare che, dal sabato precedente, non ha più notizie della sua convivente Tatiana Ceoban e della figlia 13enne Elena.Trascorse le prime settimane dalla scomparsa, la tesi dell’allontanamento volontario inizia a farsi troppo debole per gli stessi inquirenti. Quindi la svolta nelle indagini: l’11 giugno il blitz nella villetta a Cannicelle di proprietà di Esposito e il rinvenimento di alcune tracce ematiche; quindi il sequestro e l’apertura di un fascicolo da parte della Procura per sequestro di persona. Le ricerche, nel frattempo, proseguono a tamburo battente ma l’esito è sempre negativo. L’elettricista di Gradoli verrà arrestato il 1° luglio; Ala il 5 agosto. Per entrambi l’accusa è duplice omicidio e occultamento di cadavere. Nonostante gli inquirenti non abbiano mai trovato né i corpi, né l’arma del delitto, “il castello accusatorio” è solido: sul luogo del delitto (la villetta in località Cannicelle, ndr) sono state rinvenute copiose tracce ematiche riconducibili a Tatiana”. Il 18 gennaio 2010 è datata la notifica di conclusione delle indagini preliminari e il 4 giugno successivo parte il processo agli amanti diabolici che, nonostante le eccezioni sollevate dal collegio difensivo (gli avvocati Enrico Valentini e Mario Rosati per Esposito e Pierfrancesco Bruno per Ala, ndr), gli scontri tra periti e superperiti, e i colpi di scena, si concluderà un anno più tardi con la sentenza di ergastolo.
Nel corso della prima udienza d’appello, il 21 maggio scorso, il procuratore generale Alberto Cozzella ha chiesto la conferma del carcere a vita per Esposito ed Ala, confermando in pieno la tesi accusatoria del sostituto Renzo Petroselli, titolare del fascicolo aperto il primo giugno di tre anni fa. Anche per Cozzella, come per il pool inquirente viterbese, fu Ala la “mente” del delitto. Lei, amante del cognato fin dal 2006, voleva liberarsi della sorella per prendere il suo posto nella villetta di Cannicelle e nel cuore della piccola Erika: solo facendo fuori – materialmente – Tatiana e la figlia Elena i due amanti avrebbero coronato il loro sogno d’amore. Per questo il procuratore generale, convinto del movente passionale, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado emessa il 13 maggio 2011.
Ora la parola spetterà alle parti civili e alla difesa, la Corte poi si pronuncerà sulle richieste istruttorie, quindi la sentenza d'appello.