ANNO 16 n° 272
Gioventł bruciata? No, semplicemente “cyberbulla”
Con il lockdown aumentati anche episodi di bullismo

Massimiliano Morelli

Dimenticate la “Gioventù bruciata” di James Dean, questa è tutta un’altra storia. Purtroppo, aggiungiamo. E non è certo solo colpa della pandemia se i ragazzi si sentono soli, ma c’è da ammettere che una “bella bottarella” proprio grazie al lockdown è stata data al “sistema-solitudine”, ampliando fra le altre cose il raggio d’azione di bullismo e cyberbullismo. Maggiori vittime sono bambine e bambini sotto i dieci anni, e i reati nei loro confronti sono quasi raddoppiati: erano stati 28 nel 2019, sono diventati 52 nel 2020. Il dato è stato fornito dalla Polizia di Stato, che ha diramato un report pronto a rivelare come, per i reati legati alla Rete, nel 2020 sono stati centodiciotto i minori denunciati all’autorità giudiziaria per “condotte delittuose riconducibili al fenomeno del cyberbullismo”, mentre sono stati 412 i casi complessivamente trattati. In aggiunta c’è la ricerca portata avanti dall’Istituto Piepoli per il Moige; con la pandemia i ragazzi si sono concentrati moltissimo sui cellulari (+65%). In aggiunta si viene a sapere che un ragazzo su cinque non sa stare un'ora senza smartphone; che tre su quattro controllano continuamente le notifiche, che uno su tre dà il numero di cellulare agli sconosciuti e che il +48% - quindi la metà degli intervistati - ammette di non sapere come gestire un episodio di bullismo. Secondo un’altra ricerca, realizzata in questo caso dall’Osservatorio di Terres des Hommes in collaborazione con ScuolaZoo, il 60% di ragazzi e ragazze tra i 13 e i 23 anni ha subito atti di bullismo e cyberbullismo sui social, mentre il 68% ha assistito a episodi simili e il 42% ha subito violenza psicologica dai coetanei. A chiudere, secondo l'Osservatorio “InDifesa”, sei ragazzi su dieci non si sentono sicuri nelle interazioni sui social e sulle app di incontri.

 

 

 

 




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