

Oggi Giovanni Paolo II, Papa Woitijla, è stato beatificato, con l'omaggio e l'amore di tutto il mondo cattolico e non.
Nella memoria collettiva rimane indelebile la sua figura carismatica di Pontefice, alla cui opera viene dato risalto, oggi in modo particolare, e sempre per quello che ha fatto nel mondo.
Io voglio ricordare il 27 maggio 1984, data storica per Viterbo e i viterbesi, ma soprattutto per i Facchini, quelli che erano in formazione in quella data, molti dei quali, ahimè, non sono più tra noi.
Quel giorno il tempo non fu affatto clemente; sin dalla mattina si annunciò minaccioso e si temeva la pioggia che puntualmente arrivò, eccome.
Poichè si trattava di un trasporto straordinario, come quello del'anno precedente (9.7.1983) saltammo a piè pari il rito delle sette chiese per trovarci al ritiro alle scuola L. Concetti, le famose scuole rosse. E già lì qualche spruzzata di pioggia non esitò a caderci addosso.
Poi, giunta l'ora, ci inquadrammo per raggiungere la Macchina a San Sisto, sotto una fastidiosa pioggerella.
Entrammo in San Sisto, ricevemmo la benedizione in articulo mortis, poi via di corsa sotto la macchina. Iniziò a piovere che Dio la mandava. Io, ciuffo in sesta fila, ricordo che ad ogni avanzare della mia gamba sinistra mi colpiva uno scroscio d'acqua, proveniente da chissà dove, incanalatasi chissà come.
Insomma eravamo tutti molli fradici sotto la pioggia scrosciante, tant'è che a P.za fontana Grande già si vociferava che ci saremmo fermati a P.za del comune, che sarebbe stato sufficiente così. Ma noi neanche a pensarci.
Ripartimmo verso Piazza del Comune, dove sulla finestra dei Papi c'era Karol Woitijla. Ebbene fino a che non posammo la macchina dopo aver fatto due girate, una in onore del Pontefice, continuò a piovere forte. Poi, come d'incanto, nel momento del discorso del Papa, la pioggia cessò.
Giovanni Paolo II ci regalò dei momenti e delle parole indimenticabili, (valeva la pena ecc...) confuse Santa Rosa con Santa Rita, suscitando una amorevole ilarità tra i fortunati di Piazza del Comune, elogiò noi Facchini (“questi uomini forti”), ma non finì lì.
Rompendo ogni pastoia del rigido protocollo e stupendo tutti, scese in piazza per salutarci, uno ad uno.
Quando fu il mio momento, fui investito dall'aura mistica che avvolgeva quell'uomo e che lo ha reso unico e indimenticabile per tutti, senza parole mi inchinai e strinsi quella mano forte e grande, che aveva conosciuto gli stenti e il lavoro.
Ecco, questa è ed è stata la grandezza di Karol Woitijla, la capacità di gesti semplici ma allo stesso tempo immani.
Noi, nel frattempo, c'eravamo completamente asciugati, non pioveva più, di lasciare la macchina a piazza del comune manco a parlarne, nonostante le insistenze delle autorità, quindi ripartimmo completando il trasporto fino a Santa Rosa, dove, intirizziti, ci aspettavano i parenti.
Ma lungo il resto del tragitto e per tutta la vita avremmo portato con noi un grande dono: Giovanni Paolo II e la Sua benedizione nel cuore.
Massimo Mecarini