


di Barbara Bianchi
VITERBO - Trenini, Lego e bambole. E ancora quaderni da colorare e palloncini. È una stanza piena di colori e giochi, a dimensione di bambino. È la nuovissima stanza all'interno del tribunale voluta dalla Procura e dalle forze dell'ordine, per ascoltare i minori.
Un ambiente famigliare, caldo e protetto, perché, come sottolinea il procuratore capo Paolo Auriemma, ''nessuno deve sentirsi più al sicuro di un essere indifeso, quando si trova in un ambiente a lui estraneo''.
Ed ecco quindi che arriva, sebbene con un po' di ritardo rispetto al resto d'Italia, la risposta del mondo giudiziario viterbese: una stanza realizzata a costo zero dalla Procura e con il contributo di tutti, nella sezione di polizia giudiziaria interna al tribunale.

''La scelta del piano -1 non è stata casuale - ha spiegato il pubblico ministero Paola Conti -. Così facendo si evita di far passare i minori dall'ingresso principale del tribunale. Avranno, così come i poliziotti, un'entrata a loro dedicata, che li tenga al riparo dai freddi e pieni corridoi delle aule'.
La creazione di una stanza dedicata all'audizione dei minori, che siano bambini o adolescenti, è un traguardo non indifferente, che riempie di orgoglio l'intera provincia. Primo tra tutti, però, come ovvio, il procuratore capo. ''Il grado di civiltà di una società si misura nel modo in cui tratta le fasce più deboli - ha sottolineato - e nel modo in cui le protegge. Grazie a questa stanza godremo, in futuro, di un'acquisizione prove genuina. Molto spesso le prime dichiarazioni di un bambino nascondono la verità, sono la prova chiave di ciò che il tempo poi rivelerà. Ed è molto importante che si senta a suo agio, tranquillo e sicuro che niente gli succederà''.

Alla presentazione della stanza sono presenti tutti. Dal questore Lorenzo Suraci al procuratore aggiunto romano Maria Monteleone. Dal sindaco Leonardo Michelini al capo della squadra mobile Donato Marano. Dal capitano dei carabinieri Marcello Egidio alla presidente dell'associazione Erinna, Anna Maghi. Nessuno vuole mancare a questa grande vittoria. Una vittoria che, ancor prima di essere giudiziaria, è sociale.
