ANNO 16 n° 275
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Gigli sfida Santucci,
poi lancia Scipio
Non nomina il procuratore di Arezzo ma traccia l'identikit del candidato

VITERBO – (roc) Gigli chiama e gli ‘’amici’’ rispondono. Chissà se risponderà anche Carlo Maria Scipio di cui, senza mai nominarlo, ne ha tracciato l’identikit come prossimo candidato sindaco di Viterbo.

Per ora, come si diceva, hanno risposto gli amici. E lui, che forse ne avrebbe fatto anche a meno, ritrova la vecchia grinta di quando, leader scudocrociato navigava tra le acque tempestose delle correnti della Balena Bianca senza mai perdere il timone. Tanto che parlando di dare un ruolo all’Udc, suo attuale partito, gli è partito, seppur sibilato, un ‘’dare un ruolo alla Dc’’.

Vecchi ricordi, ma ‘’non vecchia politica’’ – rivendica il diretto interessato, riferendosi ad un sms inviato a mezzo mondo in cui si diceva che al suo incontro sarebbe stato presente chi ancora guarda al passato e che, quindi, i 40 e passa firmatari delle lettere a Cesa non avrebbero partecipato.

Il pensiero di tutti, ovviamente, è andato all’altra corrente di partito, quella che fa capo a Santucci, che avrebbe fatto un’azione di disturbo.

E Gigli, il ‘’presidente’’ come lo chiamano tutti con deferenza, prende subito l’argomento di petto: ‘’Il messaggio – dice – è partito dal computer della sede del partito. E’ una cosa grave. Piaccia o non piaccia c’è ancora una segreteria in carica, visto che dopo tante chiacchiere il commissario ancora non si è visto’’.

In ogni caso se qualcuno pensava di boicottare l’incontro, pare non ci sia riuscito, almeno a giudicare dall’affluenza registrata nella sala Farnese del Pianeta Benessere.

Scaramucce, si dirà. Mica tanto. Quello che esce dalla riunione degli ‘’amici’’ di Gigli è un partito più, che diviso, dilaniato dalle lotte intestine. Gigli e gli altri oratori sottolineano con insistenza che non sono in ballo questioni personali, fattostà che negli interventi che si sono succeduti si sono messe in ballo situazioni che demarcano un confine molto molto sottile tra personale e politico.

Persino il ‘’presidente’’, sempre molto misurato, usa termini come ‘’stupidità’’, ‘’meschinità’’, ‘’idiozia’’.

Poi, visto che ci si trova, Gigli prova a togliersi qualche sassolino sull’esperienza in Regione, dove un anno prima aveva messo in guardia la presidente Polverini sui rischi che si stavano correndo con il finanziamento ai gruppi politici: ‘’Purtroppo – dice – la mia preoccupazione non ebbe seguito perché si opposero Fiorito capogruppo Pdl, Storace capogruppo de La Destra e alcuni tra i collaboratori più stretti della governatrice’’.

‘’E pensare – sottolinea - che in due anni e mezzo molti dei provvedimenti li ho votati non perché fossi d’accordo ma solo per rispettare gli accordi elettorali’’.

Ma ce n’è anche per i leader nazionali del suo partito: ‘’Spesso le posizioni dell’Udc mi sembrano troppo confuse e oscillanti. Non voglio dire, come invece dice qualcuno, opportunistiche, ma certamente posizioni troppo possibiliste che non favoriscono il recupero di credibilità della politica, né forniscono elementi di chiarezza ai molti nostri potenziali elettori’’.

La parte centrale del suo intervento politico però, Gigli la dedica a tracciare l’identikit del prossimo candidato sindaco di Viterbo: ‘’Dovrà essere viterbese – dice – già affermato nel suo ruolo professionale, schivo da ambizioni personali, una persona seria che sappia quanto impegno e sacrificio occorrano per fare il sindaco di Viterbo, un candidato che abbia una personalità e una competenza già conosciute e valutate dai cittadini’’.

Il nome non lo dice ma in sala si è materializzato un pensiero unico: Carlo Maria Scipio, attuale procuratore di Arezzo. Lo stesso candidato peraltro già ‘’individuato’’ da Sposetti che in passato lo ha chiamato ‘’borghese illuminato’’.

Continua dunque il pressing su Scipio da parte del tandem Gigli-Sposetti, anche perché – chiarisce l’esponente Udc – ‘’Se ci apriremo a tutta la società civile e non ne faremo una questione di questo o di quel partito, ma solo di competenze per il bene della città, sono certo che riusciremo a coinvolgerlo’’.

Ma intanto, sullo sfondo, c’è la partita interna dell’Udc (ma anche del Pd).

Se è vero che in politica la pace più duratura scoppia dopo la ‘’guerra più feroce’’, allora le due parti, Gigli e Santucci, stanno sulla buona strada.

Ieri sera se ne avuta una dimostrazione particolarmente lampante dagli interventi di Francesco Bigiotti e Felice Casini. I quali Bigiotti e Casini, facendosi probabilmente carico di un desiderio di molti, hanno sfidato Santucci: ‘’Fino a questo momento – hanno detto in forme e accenti diversi, comunque ruvidi – ha ottenuto incarichi soltanto perché è stato nominato da Gigli. Noi ci abbiamo messo sempre la faccia e siamo andati tra la gente a chiedere voti. Cominci a farlo anche lui’’.

 

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