ANNO 16 n° 275
Gianlorenzo e Fiorito, giovedì l'udienza
Dopo lo stop estivo, un settembre ricco di processi nel tribunale di via Falcone e Borsellino

VITERBO – Si riaprono le porte del tribunale di Viterbo. Dopo lo stop estivo del mese di agosto, in linea con la proverbiale tradizione del ''dopo Santa Rosa'', riprendono i processi nelle aule di via Falcone e Borsellino.

Prima attesa udienza quella del processo che vedrà alla sbarra l'ex capogruppo regionale del Popolo delle Libertà, Franco Fiorito, e il giornalista Paolo Gianlorenzo, prevista per giovedì 8 settembre. I due dovranno rispondere di calunnia e diffamazione ai danni di Francesco Battistoni, successore di Fiorito come capogruppo regionale del Popolo delle libertà, e dell'ex coordinatore regionale del partito, Vincenzo Piso, oltre che della segretaria di quest'ultimo, Ludovica Nasonte. 

Si dovrà attendere, però, la seconda metà del mese affinchè l'attività giudiziaria entri davvero nel vivo. Martedì 13, di fronte al collegio riunito in Corte d’Assise, partirà, dopo l'ammissione prove dello scorso 26 febbraio, il maxi processo a carico dei gestori e di due medici curanti della casa di riposo ''Il Fiordaliso'' di Gradoli. Per loro l'accusa formulata dalla Procura è quella di abbandono di incapace, aggravata dalla morte di 13 anziani ospiti della clinica. Non solo: a loro carico c'è anche l'accusa di appropriazione indebita di oltre 21 mila euro, che secondo il pm Franco Pacifici gli imputati avrebbero sottratto agli ignari ultraottantenni.

In calendario, inoltre, per tutto il mese settembre, numerosi processi per reati di stalking, risse, maltrattamenti e violenze sessuali. Tutti in dibattimento e discussione davanti ai giudici monocratici della provincia: le dottoresse Rita Cialoni e Silvia Mattei e il dottor Giacomo Autizi, che torneranno a fare i conti con ruoli particolarmente carichi.

Così come la loro collega, la dottoressa Savina Poli, giudice per le udienze preliminari, che, a porte chiuse, a fine mese si esprimerà sulla delicata vicenda del feto trovato morto in un cassonetto di via Solieri a Viterbo il 2 maggio 2013. A dover rispondere di omicidio colposo e occultamento di cadavere saranno la madre del piccolo, una romena da tempo irrintracciabile, e l'infermiere che, secondo l’accusa, avrebbe procurato alla donna tutti i farmaci necessari per espellere il feto. Il prossimo 28 settembre il giudice Poli, con la sua decisione, porrà fine al processo di primo grado in cui è imputata la donna, che, rappresentata in aula dagli avvocati Samuele De Santis e Maria Antonietta Russo, ha optato per il rito abbreviato. Proprio questa scelta le permetterà, in caso di condanna, di avere un importante sconto di pena. Dall’ergastolo, previsto per i reati contestati, ad un massimo di 30 anni.




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