ANNO 16 n° 272
Geotermia, le associazioni tornano alla carica contro l'impianto di Castel Giorgio
''Ecco le tre azioni messe in campo per bloccarne la realizzazione''

BOLSENA - Una nuova richiesta di valutazione di impatto ambientale, una sollecitazione al Dipartimento di protezione civile nazionale e un monitoraggio sull'adempimento delle prescrizioni ambientali ed amministrative ante operam.

Si muove lungo queste tre direttrici l'opposizione delle associazioni ambientaliste contro la realizzazione dell'impianto di geotermia nella zona di Castel Giorgio.

Nonostante la sentenza del Consiglio di Stato che ha dato il via libera alla centrale geotermica, ''le associazioni di cittadini che tutelano il comprensorio del lago di Bolsena e dell’Orvietano - spiega l'associazione Lago di Bolsena - stanno percorrendo tre strade per contrastare questo impianto pericoloso, in linea con l’impegno assunto nei confronti dei numerosi cittadini che hanno generosamente contribuito alla raccolta pubblica di fondi per le spese legali''.

''La prima iniziativa - spiega ancora l'associazione Lago di Bolsena - è stata da tempo avviata con un esposto presentato al Dipartimento della Protezione Civile Nazionale affinché blocchi una centrale che espone la popolazione ad un concreto aumento del rischio sismico. L’esposto è stato sottoscritto dal “Comitato contro la Geotermia” costituito da 30 Comuni laziali ed umbri, con la collaborazione tecnica delle associazioni. E’ basato essenzialmente su un’autorevolissima relazione scientifica a firma del vulcanologo dottor Giuseppe Mastrolorenzo, primo ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia''.

L'associazione Lago di Bolsena spiega che l'altra iniziativa '''consiste nel seguire attentamente il corretto adempimento delle prescrizioni ambientali ed amministrative ante operam, la cui ottemperanza da parte del proponente è necessaria per ottenere l’autorizzazione a perforare i primi due pozzi di ricerca, uno di produzione ed uno di reinizione''.

A tal proposito osserva che: ''i tempi sono più lunghi di quanto previsto dal cronoprogramma dei lavori elaborato dal proponente, per cui sembra improbabile che l’impianto possa essere completato entro il termine prorogato all’aprile 2025''.

La terza iniziativa riguarda la preparazione di una richiesta di procedere a una nuova valutazione dell’impatto e dell’incidenza ambientali dell’impianto, coinvolgendo anche qui la Commissione Europea. L’attuale valutazione è stata fatta quasi dieci anni fa con il parere positivo nel decreto Via del 3 marzo 2014, decreto completamente superato e invalidato da numerosi nuovi elementi scientifici. ''Malgrado ciò - dice l'associazione - il Mite il 23 aprile 2021 ha prorogato (con un argomento assurdo) i termini di validità del vecchio decreto VIA di altri 5 anni. Questa terza via è importante anche per prevenire un’ulteriore proroga del decreto del 2015''.

''Se rimaniamo attenti e attivi nelle azioni di opposizione, su tutti i fronti - conclude l'associazione - abbiamo ancora buone possibilità per impedire la sua realizzazione''.




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