ANNO 16 n° 274
Antonio Fracassini, 1943-2013
Fracassini, un maestro che ci mancherą
Leale, preparato, stimato: l'assessore lascia un grande vuoto nella destra

 

VITERBO - Millenovecento e quarantatré, con l'accento sulla ''e''. Basta l'anno, a volte, per capire come certe persone sono fatte, e saranno fatte per sempre. Antonio Fracassini nacque proprio quando la guerra italiana, da mondiale e fascita, divenne civile. Più crudele e più bastarda di prima, semmai ci fosse una guerra peggiore di un'altra. E allora, un altro anno: 1994, stavlta senza accenti. Quando il Movimento sociale, il Misse, come lo chiamavano i vecchietti in piazza delle Erbe, o al bar, smise di essere una cosa nera e divenne azzurra, e tricolore, e moderna: Alleanza nazionale, la chiamorono in quei giorni di Fiuggi. ''Finalmente yna destra europea', arringava Fini in trench al PalaCimini. C'era anche allora, Antonio Fracassini, magari senza trench inglese ma con la stessa faccia di prima, lo stesso coraggio, la stessa battuta che fulminava. 
Oggi che se n'è andato in un pomeriggio di nuvole nere e di partite senza interesse, viene da ricordarlo, Fracassini. Come politico, come proferssore, certo come uomo. Ricordarlo, in attesa di rimpiangerlo, il che succederà presto, visto quello che offre il panorama attuale. Il politico, intanto: una di quelle gemme rare che consentì ad Alleanza nazionale, nel 1994 appunto, di accreditarsi come partito nuovo, serio, credibile, nonstante (o forse grazie a) il passato missino. Non più post fascisti, ma conservatori affidabili, integerrimi, leali con tutti, con l'alleato Berlusconi ma anche col fioraio sotto casa,con l'operaio in sciopero, con la stampa. Azzardo: Fracassini è stato il nostro Pinuccio Tatarella, idee nette ma il manganello nell'armadio, archiviato. E lo confermano i suoi compagni di viaggio, da Marcello Meroi, l'uomo che prese Viterbo e la portà a destra, primo di una lunga serie. E ancora: Gabbianelli, Signorelli e tutti gli altri attori di quella svolta unica e straordinaria. E ancora, cronaca recentissima, la brigata di Fratelli d'Italia, giovani arrembanti, molti dei quali suoi ex alunni, che l'hanno voluto nella squadra perché uno come lui - con la sua esperienza, con la sua bonarietà - era unvalore aggiunto nella politica di oggi., Rottamare è un verbo che non vale, in generale e nel particolare, quando si parla di risorse uniche, e inestimabili, come quelle che poteva sfoggiare Fracassini.
Il Fracassini professore, poi. Di ginnastica. ''Il maestro di zompi'', come lo ha chiamato con un affetto commovente Paolo Bianchini, ieri, nei minuti dopo la fine. Insegnante, e vicepreside, e sportivo. Dalla cattedra ha visto passarte generazioni e generazioni, allevatore di menti e di uomini, più che di fisici. Starace, quello che saltava nel cerchio di fuoco, non ne sarebbe stato fiero,. Storace, quello che rappresenta una certa Destra che non è mai scesa a compromessi, invece ieri si è affrettato a ricordarlo:' ''Sono veramente addolorato'', ha detto l'ex governatore del Lazio. E magari pensava a quando si partiva per fare nottata, e attaccare manifesti, e le cene nei paesi, e le spalle sempre coperte, perché certi anni erano anni brutti, per fare politica anche con toni civili, Soprattutto, con toni civili.
Il Fracassini uomo, infine ma solo in ordine di citazione. Perché l'uomo è la base di tutto, del politico, del professore, della faccia che ci metti e di come ce la metti. I figli, due, con il primogenito Federico che aveva ereditato la passionaccia per la politica: facile, quando si ha in famiglia un esempio del genere. I rapporti con le persone, coi viterbesi. E con la stampa: sempre la parola giusta, la chiave di lettura che mancava per dare un senso ad un pezzo che altrimenti sarebbe stato vuoto e inutile. Le chiacchiere di paese - perché Viterbo è sempre stato un grosso paese - che scivolavano via, l'aperitivo al bar centrale. L'entusiasmo di partecipare alla millesima cerimonia del giorno, alla conferenza, al convegno, alla presentazione: roba che un politico giovane e rampante si sarebbe stufato da un pezzo, e magari lo avrebbe pure scrito siu Facebook,. Lui, Antonio Fracassini, invece no: lo faceva col sorriso, e lo sapeva fare come pochi altri. Maestro, in un gregge di professorini. 

VITERBO - Millenovecento e quarantatré, con l'accento sulla ''e''. Basta l'anno, a volte, per capire come certe persone siano fatte, e saranno fatte per sempre. Antonio Fracassini nacque proprio quando la guerra italiana, da mondiale e fascista, divenne civile. Più crudele e più bastarda di prima, semmai ci sia una guerra peggiore di un'altra. E allora, un altro anno: 1994, stavolta senza accenti. Quando il Movimento sociale, il Misse, come lo chiamavano i vecchietti in piazza delle Erbe, o al bar, smise di essere una cosa nera e divenne azzurra, e tricolore, e moderna: Alleanza nazionale, la chiamarono in quei giorni di Fiuggi. ''Finalmente una destra europea'', arringava Fini in trench al PalaCimini.

C'era anche allora, Antonio Fracassini, magari senza trench inglese ma con la stessa faccia di prima, lo stesso coraggio, la stessa battuta che fulminava, ma senza offesa. Oggi che se n'è andato in un pomeriggio di nuvole nere e di partite senza interesse, viene da ricordarlo, Fracassini. Come politico, come professore, certo come uomo. Ricordarlo, in attesa di rimpiangerlo, il che succederà presto, visto quello che offre il panorama attuale.

Il politico, intanto: una di quelle gemme rare che consentì ad Alleanza nazionale, nel 1994 appunto, di accreditarsi come partito nuovo, serio, credibile, nonstante (o forse grazie a) il passato missino. Non più post-fascisti, ma conservatori affidabili, integerrimi, leali con tutti, con l'alleato Berlusconi ma anche col fioraio sotto casa, con l'operaio in sciopero, con la casalinga del Pilastro, con la stampa.

Azzardo: Fracassini è stato il  Pinuccio Tatarella viterbese, idee nette ma il manganello chiuso nell'armadio, archiviato perché mai usato. E lo confermano i suoi compagni di viaggio, da Marcello Meroi, l'uomo che prese Viterbo e la portà a destra, primo di una lunga serie. E ancora: Gabbianelli, Signorelli e tutti gli altri attori di quella svolta unica.

E poi, cronaca recentissima, la brigata di Fratelli d'Italia, giovani arrembanti, molti dei quali suoi ex alunni, che l'hanno voluto nella squadra perché uno come lui - con la sua esperienza, con la sua bonarietà - era un valore aggiunto nella politica di oggi. Rottamare è un verbo che non vale, in generale e nel particolare, quando si parla di risorse uniche, e inestimabili, come quelle che poteva sfoggiare Fracassini.

Il Fracassini professore, poi. Di ginnastica. ''Il maestro di zompi'', come lo ha chiamato con un affetto commovente Paolo Bianchini, ieri, nei minuti dopo la fine. Insegnante, e vicepreside, e sportivo. Dalla cattedra ha visto passare generazioni e generazioni, allevatore di menti e di uomini, più che di fisici.

Starace, quello che saltava nel cerchio di fuoco, non ne sarebbe stato fiero. Storace, quello che rappresenta una certa Destra che non è mai scesa a compromessi, invece ieri si è affrettato a ricordarlo: ''Sono veramente addolorato'', ha detto l'ex governatore del Lazio. E magari pensava a quando si partiva per fare nottata, e attaccare manifesti, e le cene nei paesi, e le spalle sempre coperte, perché certi anni erano anni brutti, per fare politica anche con toni civili. Soprattutto, con toni civili.

Il Fracassini uomo, infine ma solo in ordine di citazione. Perché l'uomo è la base di tutto, del politico, del professore, della faccia che ci metti e di come ce la metti. Il figlio,Federico che aveva ereditato la passionaccia per la politica: facile, quando si ha in famiglia un esempio del genere. I rapporti con le persone, coi viterbesi, persino con gli avversari dell'opposizione. E con la stampa: sempre la parola giusta, la chiave di lettura che mancava per dare un senso ad un pezzo che altrimenti sarebbe stato vuoto e inutile.

Le chiacchiere di paese - perché Viterbo è sempre stato un grosso paese - che gli scivolavano addosso, l'aperitivo al bar centrale. L'entusiasmo di partecipare alla millesima cerimonia del giorno, alla conferenza, al convegno, alla presentazione: roba che un politico giovane e rampante si sarebbe stufato da un pezzo, e magari lo avrebbe pure scritto su Facebook. Lui, Antonio Fracassini, invece no: lo faceva col sorriso, e lo sapeva fare come pochi altri. Maestro, in un gregge di professorini.

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Questa mattina, dalle 12, sarà aperta la camera ardente nella sede della Provincia a palazzo Gentili. Domani mattina, alle 10.30, saranno celebrati i funerali alla chiesa della Sacra famiglia, al Carmine.

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