ANNO 16 n° 275
Fra vaccini e ovvietà lapalissiane

di Massimiliano Morelli


Come diceva Giulio Andreotti? A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina. Torna spesso in mente la sua istantanea, e stavolta a maggior ragione. Perché i vaccini stanno portando un po' tutti, nessuno escluso, a mormorare la più retorica delle domande: “Quali interessi ci stanno dietro questi antidoti?”.

Ecco, la notizia che quello di Johnson & Johnson è stato bloccato negli Stati Uniti per episodi di trombosi. Sei casi di ictus che hanno colpito altrettante donne nelle due settimane successive alle iniezioni. Per la cronaca una fra queste è morta, mentre una seconda signora versa in gravi condizioni in un ospedale del Nebraska. Altra domanda lecita, spontanea, ovvia: l’Italia adesso che fa? Ecco, per il momento si sta valutando cosa fare, “ma comunque il vaccino andrà usato”, fanno sapere dal Palazzo, anche se mancheranno dosi per i giovani. “Valuteremo il da farsi sulla base del parere dell’Ema, ma andranno utilizzate”, confermano dal Ministero della Salute.

Del resto, in Italia, si butta niente. Nel frattempo, assistiamo alla fiera delle frasi ovvie. Fra tutte una esternata dal ministro Speranza: “Basta guardare i dati dei decessi. Il 60% delle persone che ha perso la vita ha più di 80 anni. Il 95% delle persone che ha perso la vita ha più di 60 anni. Vaccinare le persone più in avanti negli anni significa salvargli la vita”. Lapalissiano, così come la morte di Jacques II de Chabannes de La Palice.




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