ANNO 16 n° 274
L'arrestato D.C., viterbese 52enne
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Forse altre vittime nelle morsa dell'usura
Durante le perquisizioni trovati effetti bancari di altri ''strozzati''

di Alessia Serangeli

VITERBO – “Continuiamo a lavorare e invitiamo altre vittime a presentarsi nei nostri uffici”. Perché c’è il forte (e fondato) sospetto che quello dell’imprenditrice viterbese finita nella morsa dell’usura non sia un caso isolato.

Ad affermarlo il capo della Squadra mobile Fabio Zampaglione, a margine della conferenza stampa di questa mattina, convocata per illustrare i dettagli dell’indagine che hanno portato all’arresto per usura aggravata di D.C., 52enne viterbese, imprenditore nel ramo immobiliare e pregiudicato: nel gennaio del 2007 era stato arrestato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. (Il procedimento giudiziario è tuttora in corso).

Insieme a lui, in concorso per lo stesso reato, un funzionario di banca è indagato a piede libero, mentre “stiamo valutando, insieme alla Procura, la posizione di un altro dirigente”.

I fatti risalgono alla primavera 2012. La vittima, 50 anni, viterbese, con attività nel capoluogo ma anche sul litorale viterbese, stava attraversando un momento di difficoltà e si rivolge al funzionario, suo conoscente, il quale la indirizza da D.C.. “Lui potrà sicuramente aiutarti. Ha disponibilità economiche e non avrà problemi a farti un prestito”. E infatti. L’ex immobiliarista assicura di poterle anticipare il contante, ma in cambio pretende due assegni postdatati con scadenza a tre mesi ed importo maggiorato. Gli interessi su base annuale sono del 251,8% (!).

L’imprenditrice ha bisogno urgente di liquidità: accetta ma poi non ce la fa a restituire i soldi. Torna da D.C., che rinegozia il debito dettando, però, condizioni ancor più sconvenienti. “Restituiscimi i due assegni ma ne fai altrettanti con importi maggiori”. Tempo cinque mesi e la cifra diventa esorbitante: iniziano pressioni e minacce.

Non solo. D.C. e il funzionario arrivano a proporre alla vittima di vendere la casa (“una villa da sogno”, è stata definita dai poliziotti che hanno operato) per estinguere il debito.

Ancora. “L’arrestato – ha spiegato il vice questore Zampaglione – millantava di poter contare su un’agenzia di Roma definita da lui stesso di ‘stampo delinquenziale’. Durante le telefonate intercettate spiegava che era composta da stranieri pagati per recuperare i crediti”.

A quel punto, dopo “colloqui informali”, per paura di ritorsioni pesanti, l’imprenditrice è disperata e sporge denuncia.

Il sostituto Fabrizio Tucci apre un fascicolo e iniziano le indagini degli uomini di Zampaglione.

“Abbiamo lavorato celermente, anche con il supporto di intercettazioni. In più di un’occasione, durante gli incontri con i due usurai, abbiamo anche dotato la donna di strumenti atti a registrare”.

Sulla scorta di prove definite “inequivocabili”, quindi, dalla Questura parte l’informativa all’indirizzo della Procura e, mercoledì mattina, su richiesta del pm Tucci, il giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato emette l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’ex immobiliarista che, adesso, è rinchiuso nel carcere di Mammagialla.

Come accennato all’inizio, gli investigatori ipotizzano che nella morsa dei due strozzini siano finite altre vittime.

“Durante le perquisizioni domiciliari – ha detto in conclusione Zampaglione - abbiamo sequestrato diversa documentazione ed effetti bancari riconducibili a terze persone. Il fenomeno è sicuramente più esteso di quanto si immagini, per questo invitiamo a denunciare: è l’unico metodo vincente contro il vortice dell’usura”.

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