ANNO 16 n° 275
Fondazione Carivit, Lattanzi in pole
Dopodomani si riunisce l'assemblea dei soci per eleggere il nuovo Cda

VITERBO - La Fondazione Cassa di Risparmio di Viterbo s’accinge a rinnovare i suoi vertici. Nessuna novità di rilievo in vista: solo qualche nome spostato da una casella all’altra. Come sempre, del resto. Al professor Franco Maria Cordelli, alla presidenza, quasi certamente subentrerà Nazzareno Lattanzi, già membro del Cda. Con Cordelli, secondo i boatos, avrebbe in comune uno strettissimo rapporto con l’ex minisistro Giuseppe Fioroni. Sarebbe stato proprio Fioroni, in vista del rinnovo delle cariche sociali, fissato per dopodomani (sabato 24 marzo), ad aver tessuto la tela per far confluire i voti dei soci su Lattanzi da Bagnoregio, alto dirigente dell’Eni in pensione.

Lattanzi, qualora venisse eletto, si troverebbe a fare i conti con lo Statuto della Fondazione che impedirebbe a chi siede da 10 anni nel Cda di assumere nuovi incarichi. Quindi, potrebbe risultare ineleggibile. Secondo un’altra interpretazione, potrebbe rimanere in carica solo per il tempo che manca per raggiungere i 10 anni di “servizio effettivo”.

Nel caso di ineleggibilità di Lattanzi, il cui nome sarà comunque proposto dall’assemblea, l’alternativa più accredita sarebbe Luigi Pasqualetti, attuale presidente di Confagricoltura di Viterbo e Rieti. E anche quest’ultimo avrebbe il “gradimento” di Fioroni.

Comunque vadano le cose, nella gestione della Fondazione si perpetuerà il conservatorismo che, da lustri, vede sempre gli stessi nomi alternarsi, ora a Palazzo Brugiotti, ora alla Banca. Un esempio su tutti: l’avvocato Aldo Perugi passato dalla presidenza della Fondazione a quella Banca. E non è il solo nome che, negli anni, è comparso alternativamente nei due Cda. E per chi avesse “consumato” tutto il tempo, ci sono a disposizione le presidenze, le vice presidenze e altri vari incarichi nelle altre banche locali. Una sorta di moto perpetuo che gira sempre, e da sempre, intorno agli stessi personaggi.

Chiunque siederà nella stanza dei bottoni della Fondazione dovrà però fare i conti, in tutti i sensi, con un periodo non proprio florido: gli investimenti compiuti negli ultimi anni non avrebbero dato i risultati sperati, come del resto per la maggior parte delle fondazioni e delle banche locali. I soldi a disposizione per le attività istituzionali sono notevolmente diminuiti rispetto agli anni “d’oro”.

C’è poi da risolvere il problema dell’ex mattatoio di Valle Faul, in corso di restauro grazie a un cospicuo finanziamento della Fondazione, destinato ad ospitare sia il museo della ceramica, sorto per volontà dell’avvocato Perugi, e un incubatore d’imprese della Bic-Lazio, la società finalizzata a sostenere lo sviluppo del territorio attraverso la nascita di nuove imprese e il potenziamento di quelle esistenti . Ma la Regione Lazio ha deciso di ridimensionare notevolmente tutte le sue agenzie, tra le quali la stessa Bic. Tanto che, nel volgere di pochi mesi, tutte le sedi territoriali potrebbero essere soppresse. A qual punto si porrebbe il problema di cosa fare dei quei locali e, soprattutto, di come rimpiazzare i fondi che sarebbero dovuti arrivare dall’operazione Bic.

Probabilmente dovrà essere la stessa Fondazione ad acquisire gli spazi, con tutte le conseguenze economiche che ciò comporterebbe. Se così fosse, di soldi per le sue finalità istituzionali ce ne sarebbero ancora di meno.

Ma poco importa. Ciò che conta davvero è che il gioco della caselle da riempire prosegua come sempre. E sempre con le stesse facce.




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