ANNO 16 n° 272
Fisico e non sociale, l’importanza delle parole

di Massimiliano Morelli 

Non sempre vengono usate le parole giuste per portare avanti un discorso, un ragionamento. Per alcuni si tratta di dislessia dialettale, per altri è l’incapacità di portare avanti un discorso (a Roma si è soliti dire “parla come magni” per sottolineare la poca voglia di sforzarsi nel capire un interlocutore che alza il livello della conversazione), per altri ancora è ignoranza, e il problema è che se un termine o una frase la diramano i personaggi dei salotti televisivi, tutti gli vanno dietro. Fortuna che ogni tanto prende parola l’Accademia della Crusca, pronta a correggere il tiro. Così viene gentilmente chiesto di mutare la frase “distanziamento sociale”, usata e abusata per indicare una delle misure di sicurezza raccomandate in tempo di Covid-19 in “distanziamento fisico”. Incaricati di custodire il patrimonio della lingua italiana, gli accademici spiegano che “ha una sua ragion d’essere l’espressione distanziamento fisico, significando il risultato delle misure di distanziamento sociale nel momento in cui queste, attraverso l’indicazione della distanza fisica di sicurezza di almeno un metro, hanno come scopo ed effetto l’allontanare fisicamente, il mettere distanza fisica tra le persone. In questo caso il distanziamento è fisico, non sociale”. Che poi… bastava pensarci un attimo e ci si sarebbe arrivati da soli. Ma siamo talmente abituati a dar retta a certi bellimbusti del teleschermo, che ci stiamo dimenticando di accendere il cervello e smorzare la tv, specie quando nei salotti si alza la voce e l’ineducazione comincia a regnar sovrana.

 

 




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