ANNO 16 n° 275
Finisce l'era dell'acqua del sindaco da bere
Da oggi la Regione può commissariare i comuni non entrati in Talete

di Roberto Pomi

VITERBO - Talete, da oggi il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha poteri di commissariamento sui comuni della Tuscia che non sono ancora entrati nella società unica di gestione dell’acqua nell’Ato 1.

Poteri che gli sono riconosciuti, proprio a partire da questo 11 novembre, da un decreto del governo. La conta fa 28 municipi, che ancora stanno gestendo la distribuzione dell’acqua in controtendenza con quanto stabilito dalla legge Galli. La legge che ha istituito gli Ato, disponendo l’ingresso dei comuni nel gestore unico.

Una partita importante, che punta a mettere fine ad anni di pseudoanarchia e che punta a gettare le basi per un nuovo modello di gestione del servizio. Modello che guarda, con sempre maggiore convinzione, all’istituzione di un soggetto unico per la gestione della rete idrica dell’intera regione Lazio.

Misura che sembra essere l’unica via possibile per mettere mano, in maniera netta, anche al problema arsenico, da cui il Viterbese sta trovando solo un’emancipazione provvisoria. Il sistema dei dearsenificatori infatti si rivela già in partenza come difficilmente sostenibile, visti gli alti costi annuali di manutenzione degli impianti. Sono piuttosto necessarie misure di sistema, improntate sul principio della miscelazione delle acque all’arsenico con altre a bassa concentrazione.

Lo stesso governatore Zingaretti non ha fatto mistero di guardare con interesse ad Acea, per realizzare questa rivoluzione. In attesa di importanti sviluppi in questa direzione, sta di fatto che da oggi per la Regione Lazio inizia il duro lavoro di mettere fine alla cosiddetta ''acqua del sindaco''.




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