ANNO 16 n° 273
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Fini: ''La maggioranza non c'è più, ora serve governo di larghe intese''

'La maggioranza non c'è più in termini politici e, forse, nemmeno in termini numerici. E se anche la conta aritmetica dovesse permettere al premier Silvio Berlusconi di galleggiare per uno o due voti, gli allungherebbe solo l'agonia'. Lo ha detto oggi (5 novembre) a Viterbo il presidente della Camera Gianfranco Fini intervistato dal vicedirettore de 'La Repubblica' Massimo Giannini, nell'ambito di un ciclo di seminari organizzati dalla rivista 'Il Futurista' e dalla fondazione 'Libertiamo'.

'Il presidente del Consiglio - ha aggiunto Fini - ha assunto una posizione miope, arroccata sulla spasmodica ricerca di uno o due voti per rimanere a Palazzo Chigi, che lo rende incapace di vedere la situazione per quella che è. Il rischio per l'Italia e che se l'aritmetica dovesse dargli ragione, il Paese non riceverebbe quel cambio di passo che gli serve per affrontare la crisi'.

'Non chiederò a Berlusconi di fare un passo indietro, se preferisce faccia un passo di lato. Dimostrerebbe così di avere ancora dell'amore per l'Italia e attenzione per gli interessi nazionali', ha incalzato poi Fini. Ad avviso del presidente della Camera, invece, se il premier e i suoi fedelissimi dovessero continuare 'a contare le pecorelle non darebbero alcuna prospettiva all'Italia e, probabilmente non la darebbero nemmeno al Pdl'.

Quando, però, Giannini ha domandato cosa ne pensasse di un governo tecnico, Fini ha affermato che Fli e il Terzo Polo non sono disponibili per formare ''un governicchio da ribaltonista''. ''Noi auspichiamo un governo di larghe intese, presieduto da una importante figura, individuata dal presidente della Repubblica - ha spiegato - di cui faccia parte il Pdl. Anzi, a mio avviso, il partito che ha vinto le ultime elezioni ha anche il diritto di indicare il successore di Berlusconi''. Secondo Fini, tuttavia, un eventuale ''passo di lato'' del premier, o la sua caduta in Parlamento, non basterebbero a garantire all'ipotetico governo il sostegno di Fli e del Terzo Polo.

''Vogliamo sapere - ha sottolineato - per fare cosa dovremmo tornare in maggioranza, se, come io ritengo necessario, sarà introdotta una patrimoniale, se c'è la disponibilità a rivedere le pensioni, abolendo quelle di anzianità, se si lavorerà a una vera riforma della giustizia, a cominciare da quella civile e, infine, se c'è la volontà di approvare una nuova legge elettorale prima di tornare alle urne''.

'Dobbiamo, infatti, cambiare l'obbrobriosa legge elettorale della quale siamo corresponsabili, ristabilendo il contatto diretto tra eletto ed elettore e, allo stesso tempo, garantendo il più possibile la governabilità del Paese” ha aggiunto Fini, che poi dichiarato la sua preferenza 'all'uninominale con piccoli collegi', anche se ha precisato di considerarlo un dogma.

Passando poi alla crisi economica, il presidente della Camera ha detto che 'quando il presidente del Consiglio afferma che la crisi non c'é perché i ristoranti e gli aerei sono sempre pieni, lo fa perché vede solo lo spicchio di società, peraltro piccolissimo, cui appartengono lui e pochi altri italiani. Non ha più la percezione del contesto sociale italiano'. Ad avviso di Fini, infatti, 'il lento e costante scivolamento verso il basso del ceto medio, l'esplosione delle nuove povertà, la mancanza di prospettiva per i giovani, il fatto che il cosiddetto ascensore sociale non funzioni più, sono lontani, quindi invisibili, dal mondo di Berlusconi'.

L'ultimo affondo poi è per la casta, incalzato da Giannini: ''Non possiamo permetterci 945 parlamentari e centinaia di consiglieri regionali - ha sottolineato - vanno immediatamente dimezzati gli uni e gli altri. Allo stesso tempo vanno ridotti drasticamente i centri di spesa: comuni, province, regioni, comunita' circoscrizioni, consorzi''.

Infine, Fini ha ricordato che la Camera, all'unanimita', ha abolito, dalla prossima legislatura, il vitalizio per i deputati. ''Avranno - ha concluso - un sistema previdenziale simile a quello degli altri cittadini''.

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