ANNO 16 n° 274
Figlio mio, adesso
ti sorprendo
A cura di Michele Palazzetti – IPSE Istituto Psicologico Europeo

VITERBO - Nello Spritz di venerdì primo marzo, ho chiesto al pubblico di spedirmi un sms scritto come rivolto ad un figlio e con lo scopo di catturare la sua attenzione e la sua disponibilità al dialogo.

E’ stata un’occasione per riflettere sui nostri automatismi, che rischiano di limitare le nostre possibilità anche in rapporti così importanti e delicati come quelli con un figlio.

Di seguito propongo alcuni di questi sms, commentati in modo brevissimo. Chiunque voglia dare ulteriori contributi può indirizzare a michelepalazzetti@gmail.com.

“Che fai? Dove sei? Con chi sei?”

Un figlio così, cresce proprio libero, sereno, con autostima e forte attenzione alla parte emotiva della vita! Probabilmente diventerà un killer.

“Ciao, splendido fiore di mamma tua, che combini?”

Di zucchero ce n’è tanto. Però il tuo sms potrebbe risultare autoironico e quindi funzionare. Più riesci ad esporti, anche nelle debolezze e più gli sei di guida credibile, non credi? 

“Ciao.. E’ arrivato a casa quel pacco che aspettavi… richiamami”

Spero per te che quel pacco ci sia realmente, altrimenti…

“Che cosa vuoi a pranzo?”

Sarà entusiasta, tuo figlio, d’avere servitù a disposizione. Per me, due tagliatelle, grazie. Ma rapida, ché devo uscire 

“Ao”

Divertente. Ipotesi brillante e aperta.

“Cosa facciamo insieme, nel pomeriggio?”

C’è buona intenzione, ma rischia di sembrare un po’ studiata. Forse migliorerebbe se fossi più diretto nel dirgli quanta voglia realmente hai tu, se ne hai, di fare qualcosa insieme a lui. 

“Bella amo’ ke facciamo x pranzo? Tutto ok ke hai fatto di bello a scuola stamani”

O tuo figlio si dà al rap estremo, o abbottonandosi un gilet prematuramente indossato sotto la giacca ti dirà: prego signora, si ricomponga. E’ vero, credo che i figli abbiano bisogno di sentirci interessati e non sempre giudicanti. Ma siamo più credibili quando lo facciamo restando noi stessi. Ti ci vedi, col cappellino con visiera all’indietro e pantaloni a braca lenta? E lui, ti ci vedrebbe?

“Come ti senti oggi?”

Che succederebbe se invece scrivessi, nei pochi caratteri di un sms, come TU ti senti? Se voglio che mio figlio si esponga, forse devo prima imparare io a farlo. La tua domanda parte da una buona idea, ma rischia di avere una risposta standardizzata tipo “tutto bene”

''Devo parlarti chiamami”

Che ne facciamo di questo figlio? Un soldato? O un ansioso? DEVI parlargli, o hai voglia di farlo? E’ da te che impara la differenza

“Dobbiamo parlare”

Quanto entusiasmo t’avrebbe provocato una convocazione così, da parte di un tuo genitore? Promette poco divertimento…

“Ho trovato ciò che stavi cercando”

Forse risponderebbe “Non mi serve più”. E non credo aggiungerebbe “grazie”.

“Che ne dici se proviamo a cercare i biglietti x milan Barcellona? Se ci sono andiamo insieme, ti voglio bene! 

“Ti voglio bene” non lo diciamo mai abbastanza. E l’idea di cercare una cosa a lui gradita va bene; ma proviamo anche a sorprenderlo con l’immateriale. Se lo spiazzassimo? Esempio: se trovo i biglietti per la partita andiamo al mare di notte e li bruciamo insieme sulla spiaggia. Ti voglio bene. Magari ti risponde che lo fai ti denuncia. Però lo avresti sorpreso; e portato la sua attenzione come un faro sulla tua dichiarazione d’amore 

Grazie ancora a tutti quelli che hanno giocato con me. Ho la convinzione che un gioco richieda fantasia e disponibilità a reinventare. Soprattutto un gioco così delicato e serio, come la comunicazione con un figlio. Non ho modelli da proporre, neanche negli incontri di coaching a studio. Ma occasioni per sperimentare. Divertendosi, come di addice ad un gioco. Per vivere meglio assai.

Michele Palazzetti

Responsabile Coaching e Formazione

IPSE Istituto Psicologico Europeo

ipseroma@gmail.com




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