

VITERBO - Riceviamo e pubblichiamo:
Così si contraddistingue ancora una volta, come in ogni occasione in cui parla di caccia, il comunicato emesso in questi giorni dall'ENPA per chiedere al ministro della Salute Speranza di sospendere causa COVID-19 l'esercizio dell'attività venatoria in tutte le regioni.
Scientificamente infondato infatti che la pratica dell'attività venatoria favorisca la diffusione del virus. Nell'esercizio della caccia il distanziamento da altre persone è – si può dire – la condizione base nella stragrande maggioranza dei casi e non solo perché si svolge all'aperto e lontano da case, luoghi di lavoro e strade. Anche nelle cacce 'collettive', come la braccata al cinghiale citata espressamente dal comunicato dell'ENPA, la caccia avviene con le poste, ovvero i cacciatori, talmente distanziate fra loro da non essere nemmeno in vista l'uno con l'altro. Negli unici momenti che richiedono la presenza contemporanea di più persone, questa avviene ancora una volta, all'aperto e tutte le squadre hanno sin da subito applicato stringenti protocolli di sicurezza, simili a quelli applicati sul lavoro, compresa la rilevazione della temperatura all'arrivo del singolo partecipante. Viene fatto questo anche nelle altre attività all'aperto tranquillamente consentite, tipo la corsa, il ciclismo o le escursioni, svolte anche in gruppo? Non ci risulta proprio. Non parliamo poi di tutte le altre attività consentite in ambito urbano o gli sport 'di contatto'.
Assolutamente falsi, come al solito, anche i riferimenti agli incidenti in aumento che rischierebbero di aggravare ulteriormente la condizione di difficoltà della sanità pubblica.
Malgrado l'ENPA e le Associazioni anticaccia continuino a sparare numeri altissimi, ogni anno regolarmente sconfessati con loro sommo pubblico dispetto, facendo credere che le giornate della stagione venatoria siano una sorta di bollettino di guerra, abbiamo la massima fiducia nella nostra Sanità e nei suoi validi e spesso eroici operatori, e siamo certi che sapranno prendersi cura, nel caso se ne presentasse il bisogno, di un eventuale sfortunato paziente causato dall'esercizio venatorio, malgrado la recrudescenza del virus.
Ma se davvero a spingere l'ENPA è la preoccupazione per i nostri operatori medici, perché non ha preso l'occasione per chiedere la chiusura di tutta una serie di attività all'aria aperta che riportano ogni stagione – e questa non fa eccezione – numeri ben più significativi di vittime gravando il sistema sanitario sia dal punto di vista economico che da quello umano?
La verità purtroppo è sempre la solita: a muoverli è solo odio ideologico verso la caccia e i suoi praticanti, che li spinge a usare argomentazioni pretestuose approfittando in modo cinico e moralmente riprovevole di una disgrazia che sta mettendo tutti noi a dura prova, per far prevalere le posizioni – queste sì veramente minoritarie - di una piccola e inspiegabilmente potente lobby che condiziona la vita del Paese in tutti i suoi aspetti e che in nome di un malriposto senso del 'politicamente corretto' pretende che tutti si pieghino al suo modo di intendere la vita. F.I.D.C. SEZIONE PROVINCIALE DI VITERBO