ANNO 16 n° 273
Ferento-Civita-Tarquinia e il triangolo della speranza
Nel fine settimana tre appuntamenti diametralmente oppositi fra loro

Massimiliano Morelli

Il fine settimana offre una specie di triangolo della speranza per il futuro grazie a tre appuntamenti diametralmente oppositi fra loro, ma che non per questo hanno la necessità d’essere soppesati, per importanza, col bilancino del farmacista. Quasi in simultanea sabato va in scena #save Ferento, si parla di fotovoltaico, si parla di difesa del territorio, si parla di radici; e a Civita Castellana, quasi negli stessi minuti, il Madami ospita la chiusura dei battenti di un’iniziativa nata in sinergia fra il Coni regionale e il Comune, e scavalcando le chiacchiere di circostanza di chi ha presenziato l’evento finale va detto che l’istantanea più bella è quella di bambini felici come una Pasqua che scorrazzano in lungo e in largo dietro a un pallone. Poi, domenica, l’apoteosi, con il sindaco di Tarquinia che consegna le chiavi della città a Giuseppe Antoci, uomo simbolo nella lotta alla mafia. E anche in questo caso è la speranza a farla da padrone, la speranza di un futuro senza mafia. Pardon, senza mafie, perché in maniera disattenta quando si parla di Cosa Nostra si pensa ai boss e a quel che circonda terre come la Sicilia, dimenticando spesso che di “altre mafie” ne esistono a iosa, e a volte si finge di non accorgersene. Restano impresse nella mente le immagini dei tre luoghi, delle persone, delle parole, che risuonano nella testa come un monito utile per quella speranza d’un mondo migliore che non siamo riusciti a costruire per noi, ma che per lo meno dovremmo costruire per i nostri figli.




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