ANNO 16 n° 275
Fake News: l’Italia scende in campo contro la disinformazione

L’Italia si accoda alle altre nazioni che hanno deciso di stringere in una morsa le fake news veicolato principalmente dalla Rete, ma purtroppo, anche dalla stampa tradizionale. Si tratta di una questione assai spinosa e che di recente ha toccato anche gli USA e i suoi rapporti con la Russia per le indiscrezioni relative ad un presunto interesse dei russi appunto nell’elezione del presidente Trump. Nel Bel Paese il dibattito diventa particolarmente acceso quando c’è di mezzo la politica, con partiti e schieramenti pronti ad accusare le rispettive controparti di essere veicoli di fake news e disinformazione, in particolar modo tramite i social network.

Soprattutto quando sono in corso tornate elettorali, oppure quando si accende un dibattito a livello nazionale su tematiche molto importanti (vedasi ad esempio alla voce “vaccini”), Facebook e gli altri social network possono diventare facilmente veicoli di articoli e tesi prive di alcun fondamento scientifico o peggio ancora senza alcun riscontro nella realtà. Da qui alle lotte tra bande dei cosiddetti “leoni da tastiera” il passo è molto breve, una situazione tutt’altro che tollerabile anche se va affrontata con il massimo della cautela e della competenza.

Dire, infatti, che Facebook veicoli solo notizie farlocche o che una parte politica piuttosto che un’altra sia la portatrice della verità assoluta equivale ad affrontare il problema dal lato sbagliato. Serve dunque un concerto di tutti gli attori in gioco ed è per questo che l’AGCOM, il garante per le telecomunicazioni in Italia, ha istituito proprio nei giorni scorsi un tavolo tecnico per cercare di arginare il problema delle fake news e della disinformazione nel Bel Paese. Si tratta del “Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali”, che ha dunque l’obiettivo dichiarato di incentivare una sorta di autoregolamentazione da parte delle singole piattaforme, delle case editrici e in generale di tutte quelle aziende che operano nel settore audiovisivo online.

La lotta alle fake news, dunque, deve partire dall’interno, ossia da chi le notizie le produce, prima ancora che da chi le veicola. Prendersela con Facebook o con Twitter, non risolve di certo la questione, perché i social network non producono essi stessi i contenuti, ma semplicemente prestano il proprio spazio per un passaparola che si potrebbe propagare anche tramite altri canali. È opportuno infatti che chi opera nel settore dell’informazione individui delle pratiche condivise che siano in grado di evitare a monte la produzione di contenuti farlocchi.

A tal proposito, il tavolo istituito da AGCOM è aperto anche agli esperti del mondo accademico e della ricerca scientifica, visto che l’informazione veicolata dalla Rete spesso diffonde anche notizie non veritiere su temi sanitari, alimentari ma anche sul gioco d’azzardo. Il settore gambling non è infatti estraneo alla disinformazione, come testimoniano alcune inchieste giornalistiche che hanno messo al centro la spesa pro capite degli italiani per il gioco, arrivando a conclusioni poi confutate dai dati ufficiali. Presentando il “tavolo”, l’AGCOM ha sottolineato come “tali rapporti di collaborazione dovrebbero confluire in codici di condotta condivisi dalle parti in causa, per rilevare, contrassegnare e contrastare strategie di disinformazione alimentate da account falsi o inesistenti e legate a flussi economici, anche esteri, associati all’ inserzionismo online”.

 




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