

VITERBO - ''Perinelli bocciata, studi di più''. Sulla vicenda precari della Provincia di Viterbo sale lo scontro. Che il presidente chiarisce ''non è con un sindacato, ma con una sua rappresentante''. Appunto Miranda Perinelli, segretaria della Cgil per la zona nord del Lazio, Viterbo e Civitavecchia.
Mazzola ripercorre la storia, recente, dei precari. ''Fino a oggi sono stato serio e leale con loro, li rispetto perché sono disoccupati. Ma se anche loro dicono che Mazzola è come i suoi predecessori allora mi disturbano. Li ho ricevuti appena insediato, anche se non volevo perché non conoscevo il problema. Sono stato chiaro: mi attivo per fare verifico e poi quando ho chiaro il quadro dico se si può o no prorogare i contratti. Questo ho fatto, poi li ho incontrati e ho detto detto quello che la Regione e il ministero avevano certificato. E cioè che non c'era nessuna possibilità perché non rientravano nella legge 101 2013, divenuta poi decreto 125 2013, perché non avevano i requisiti di permanenza e anzianità di tre anni con contratti a termine. Loro avevano avuto contratti atipici. Questo il quadro''.
Altri entrativi sono stati fatti. ''Non ho smesso verificare su aperture o modifiche, una ce n'è stata e ne ha usufruito Torino, ma lì tutti i precari avevano i requisiti di legge. Gliel'ho spiegato, poi sono entrati in campo un politico o politica e la Cgil provinciale e regionale, in modo qualunquista e da persone male informate. Questo verso di me è un attacco più politico che da gente che dice cosa serie. Mi dicono 'Mazzola può assumere, non c'è volontà politica'. Ma sappiano che per fare ste cose serve anche l'attività amministrativa, e i dirigenti non firmano gli atti, giustamente, perché la legge non lo prevede'.
I precari e la Cgil hanno tirato in causa anche il ministro Madia. ''All'incontro del PD - prosegue - la ministra ha parlato di precari riferendosi esclusivamente a chi lavorava nei centri per l'impiego. E basta. La scorrettezza più grossa è stata fatta a seguito di quell'incontro: io e i dirigenti eravamo là ma nessuno ci ha chiamato, a fine dibattito la referente della Cgil e, mi dicono, forse anche il vice sindaco di Viterbo, le hanno posto a bruciapelo una domanda sui precari. Poi sono usciti dicendo che tutto era risolto e che lo aveva detto il ministro. Ma le leggi dicono il contrario. A quel punto ho chiesto risposta ad un quesito scritto al ministero per avere conferma di quanto detto dalla Madia. Poi ho chiamato Patrizio Caligiuri, capo segreteria del ministro, e anche lui ha risposto la stessa cosa che la segretaria generale della Provincia e i dirigenti avevano studiato. E cioè che non si poteva fare nulla. Prima di parlare bisogna studiare, conoscere le cose. Studi di più, la segretaria della Cgil''.
Mazzola entra poi nel tecnico. L'unico ambito di intervento per i precari, semmai, può essere solo quello dei centri per l'impiego, come chiarisce la dottoressa Daniela Natale, segretaria generale della Provincia. ''Il ministero ci dice che esiste un tavolo tecnico relativamente ai soli centri per l'impiego, non ai precari in genere, e io non entro nel merito di dove lavorassero i 46 fino al termine - continua Mazzola -. Serve la stipula delle convenzioni tra le Regioni e il ministero, prima di pensa al personale delle Province da ricollocare e poi, eventualmente, a nuove assunzioni se la legge lo prevede. Ma ovviamente solo se ci sono i requisiti previsti dal decreto 101 del 2013. Ho chiesto un parere anche all'assessore regionale Valente, la risposta è la stessa: prima si deve pensare alla sorte del personale a tempo indeterminato, poi si ragiona su altro. La Regione Lazio si sta già impegnando molto ad assorbire il personale in sovrannumero da ricollocare: come si può pensare di poter assorbire anche i precari? È complicato solo parlarne. Il ministero ha cominciato a stipulare le convenzioni con le Regioni, i tempi sono stretti, ma comunque la legge non si può aggirare''.
''Non abbiamo abbandonato i precari - conclude -, anche se la situazione era chiara da tempo e non c'era più nulla da fare. Io loro li capisco, non capisco invece chi li prende in giro e continua a dare loro speranze fasulle. Qui bisogna ormai solo verificare se è possibile modificare le convenzioni tra Stato e Regioni, perché se firmano quella, fatta così, i 46 sono più fuori che mai perché non hanno i requisiti. Questo dice il ministero, non le barzellette che altri raccontano. Politici e sindacalisti devono capire che se avessi potuto, avrei tenuto tutti e non mandato via anche quelli assunti. Ma le norme vanno osservate. Se il problema fosse stato affrontato dai sindacalisti al tempo giusto ora non saremmo stati qui: hanno prorogato i contratti per uno, due mesi, sapendo che prima o poi la festa sarebbe finita. Sapevano che era una stradina di campagna chiusa, non un'autostrada. Ecco perché prendo le distanze da attacchi non della Cgil, ma da chi dice cose inesatte e non studia. Io a marzo ancora non c'ero, i fondi FSE citati dalla sindacalista sono limitati all'ambito delle politiche del lavoro. Non sono i soldi a mancare, quelli potemmo anche trovarli, ma le norme''.
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