ANNO 16 n° 272
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Esondazioni Mignone: a rischio 60 aziende agricole
Marchetti, presidente del comitato locale:'Chiediamo l'intervento della regione per ripristianare l'argine

Esondazioni Mignone: a rischio 60 aziende agricole
Marchetti, presidente del comitato locale:'Chiediamo l'intervento della regione per ripristianare l'argine
TARQUINIA - Non bastavano le bizzarrie metereologiche a compromettere i raccolti sul litorale. Dopo la siccità e le bombe d'acqua, da svariato tempo gli agricoltori tarquiniesi sono alle prese con i problemi legati alle esondazioni del fiume Mignone, che stanno mettendo a terra le attività di circa 60 aziende agricole. Parliamo di un'area di circa 500 ettari dove, puntualmente, si verificano staripamenti del fiume che danneggiano la semina, le attività e i raccolti nei campi.
La situazione, che si trascina da circa una decina di anni senza interventi risolutivi, ha messo sul piede di guerra gli imprenditori agricoli che chiedono a gran voce la messa in sicurezza degli argini del fiume. Portavoce di residenti e agricoltori è Giovanni Marchetti, presidente del comitato del fiume Mignone
'Il danno che stiamo subendo in questi anni è incalcolabile - ha riferito -, e se la politica non interviene fattivamente tanti terreni e tante colture nel tempo saranno abbandonati, perchè il rischio imprenditoriale sta diventando sempre più un deterrente nella prosecuzione del nostro lavoro. Tanti agricoltori decidono di chiudere l'attività perchè i rischi sono in aumento e le entrate incerte, producendo così un danno all'economia locale e al dato occupazionale'.
'In questi anni - continua - abbiamo più volte sollecitato un intervento della regione, ma la situazione è rimasta invariata. Infatti l'ultima esondazione in ordine di tempo c'è stata il 15 giugno scorso e ha causato numerosi danni'.
Per questo motivo Marchetti incalza l'amministrazione regionale:'E' ora di intervenire per ripristinare l'argine del fiume ed evitare così l'abbandono delle campagne. Sarebbe un grave danno alla nostra economia e alla biodiversità. Senza considerare - conclude - il continuo avanzare della progettualità del fotovoltaico che, pur senza necessariamente demonizzarlo, continua a togliere ettari di terreno alle nostre coltivazioni'.



TARQUINIA - Non bastavano le bizzarrie metereologiche a compromettere i raccolti sul litorale. Dopo la siccità e le bombe d'acqua, da svariato tempo gli agricoltori tarquiniesi sono alle prese con i problemi legati alle esondazioni del fiume Mignone, che stanno mettendo a terra le attività di circa 60 aziende agricole. Parliamo di un'area di circa 500 ettari dove, puntualmente, si verificano staripamenti del fiume che danneggiano la semina, le attività e i raccolti nei campi.

La situazione, che si trascina da circa una decina di anni senza interventi risolutivi, ha messo sul piede di guerra gli imprenditori agricoli che chiedono a gran voce la messa in sicurezza degli argini del fiume. Portavoce di residenti e agricoltori è Giovanni Marchetti, presidente del comitato del fiume Mignone:'Il danno che stiamo subendo in questi anni è incalcolabile - ha riferito -, e se la politica non interviene fattivamente tanti terreni e tante colture nel tempo saranno abbandonati, perchè il rischio imprenditoriale sta diventando sempre più un deterrente nella prosecuzione del nostro lavoro. Tanti agricoltori decidono di chiudere l'attività perchè i rischi sono in aumento e le entrate incerte, producendo così un danno all'economia locale e al dato occupazionale'.

'In questi anni - continua - abbiamo più volte sollecitato un intervento della regione, ma la situazione è rimasta invariata. Infatti l'ultima esondazione in ordine di tempo c'è stata il 15 giugno scorso e ha causato numerosi danni'.

Per questo motivo Marchetti incalza l'amministrazione regionale:'E' ora di intervenire per ripristinare l'argine del fiume ed evitare così l'abbandono delle campagne. Sarebbe un grave danno alla nostra economia e alla biodiversità. Senza considerare - conclude - il continuo avanzare della progettualità del fotovoltaico che continua a togliere ettari di terreno alle nostre coltivazioni'.




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